E' in itinere la richiesta per il riconoscimento europeo delle viti coltivate a piede franco, ovvero con radici proprie e non innestate su viti americane cioè con radici proprie, non ibrida e non innestata. Un progetto ambizioso per poter certificare, tutelare e far conoscere a livello mondiale, valore e unicità di questo patrimonio dell'enologia, storia, tradizioni e biodiversità radicate in ristrette aree della Sardegna come il Sulcis.
Le linee guida del percorso sono state tracciate giorni fa in un incontro che si è svolto nella sala cinese di Portici del Dipartimento di Agraria dell’università Federico a Napoli e che, per la prima volta in Italia, ha messo a confronto produttori, ricercatori, enologi, sommelier da diversi paesi come Francia, Spagna, Svizzera, Grecia, Turchia, Argentina e territori italiani, Val d'Aosta, Trentino, Lazio, Basilicata, Campania e Sardegna. Un convegno organizzato dal comitato italiano, per la tutela del piede franco nato nell’aprile 2024 composto da sommelier, storici, scienziati, viticoltori e appassionati al mondo del vino, in particolare quello prefillossera. Il Comitato ha lo scopo di valorizzare, sviluppare e promuovere azioni atte a rilanciare storicamente, turisticamente e culturalmente il patrimonio vitivinicolo poco conosciuto o totalmente dimenticato prefillosserico. Il suo compito oltre a divulgare la conoscenza dell’esistenza dei vitigni scampati all’infestazione della fillossera dalla fine dell’Ottocento, è quello di dare voce e visibilità alle rare realtà italiane che con tanta tenacia tengono in piedi un pezzo della storia vitivinicola del paese
Per la Sardegna erano presenti Mariano Murru, presidente Assoenologi Sardegna e delegato del comitato nazionale per la tutela del piede franco ed
Erica Verona rappresentante della comunità del Carignano a piede franco di Sant'Antioco. < Per noi custodi del Carignano del Sulcis a piede franco sarebbe già tanto essere visti , essere riconosciuti, per noi è un modo per dire ci siamo anche noi, nonostante la scarsa produttività dei nostri vigneti non li abbiamo abbandonati - ha sottolineato Erica Verona - il tempo ci darà ragione di questa resilienza perché Franco di piede indica storia , qualità e il suo riconoscimento non può che avere ripercussioni positive anche sul territorio , il più povero della Sardegna , magari permettendogli di attuare un turismo esperenziale non solo d’estate>. La Sardegna infatti è tra le regioni di maggior rilievo per questo tipo di vitigno sia in Italia che in Europa, con una superficie vitata stimata in oltre 430 ettari e, tra i territori vitati più rappresentativi, spicca l'isola di Sant'Antioco, il Sulcis con Santadi e una piccola zona di Badesi piccolo centro in provincia di Sassari. Il progetto che sta portando avanti la Regione tramite Laore e l'Università di Sassari, si propone di effettuare un importante censimento delle viti a piede franco che disegni una mappa dettagliata che coinvolgerà l'intera Isola. L'obbiettivo conclamato è quello di inserire la Sardegna tra le prime regioni in Italia per un lavoro di questa portata in modo di salvaguardare le vigne coltivate a piede franco e la loro biodiversità. Si tratta di viti che, grazie alla presenza di terreni sabbiosi, vulcanici o per le notevoli altitudini, hanno resistito alla fillossera, responsabile nella seconda metà dell' 800 della distruzione della maggior parte dei vigneti europei. Tito Siddi
L'INTERVENTO.
Calasetta. "Viti a piede franco" l'opinione di Erica Verona. "Carignano" vera ed unica perla sulcitana
“Per tanto tempo, e ancora oggi, agli eventi sul vino e non solo, quando dicevo che i nostri vitigni dell’isola di Sant’Antioco, di cui mio padre e i miei avi prima di lui si prendono cura da ormai cinque generazioni, sono senza innesto e quindi a piede franco, la maggior parte delle persone ci guarda come se stessimo parlando di qualcosa che non ha in alcun modo un legame con ciò che trovano nel calice. Senza capire quanto territorio e quanta storia quel calice porta con sé, grazie al vitigno da cui nasce.
Educare le persone alla qualità e al costo, non solo materiale, di ciò che acquistano o portano sulle loro tavole è davvero difficile in un mondo che va avanti grazie al marketing. Il Convegno Nazionale del Piede Franco, il primo in Italia, che ha visto riunirsi enologi, produttori, docenti, sommelier da tantissime parti del mondo per dibattere obiettivi comuni finalizzati alla tutela di questi vigneti in via di estinzione, ha segnato il primo passo verso la comunicazione, la divulgazione e la diffusione della cultura di questo vitigno.
La conoscenza rende liberi e, in questo caso, servirà alla causa dei custodi del piede franco. Il titolo del convegno era “Verso il riconoscimento delle viti a piede franco” e questo dovrebbe far capire che siamo ancora solo all’inizio di questa missione. Ma, nel momento in cui ciò sarà chiaro ai più, si potrà andare verso riconoscimenti più importanti (si è accennato all’obiettivo dell’associazione Francs de Pied di farlo riconoscere come patrimonio dell’UNESCO).
Per noi custodi del Carignano del Sulcis a piede franco sarebbe già tanto essere visti, essere riconosciuti. Per noi è un modo per dire: ci siamo anche noi. Nonostante la scarsa produttività dei nostri vigneti, non li abbiamo abbandonati. E il tempo ci darà ragione di questa resilienza, perché il piede franco rappresenta storia, qualità, e il suo riconoscimento non potrà che avere ripercussioni positive anche sul territorio, il più povero della Sardegna, magari permettendogli di sviluppare un turismo esperienziale non solo d’estate.
Sapere di avere in Sardegna una perla dell’enologia non può che conferire prestigio a tutta la regione, un territorio ricco da scoprire e che, a quanto pare, un domani potrebbe anche ambire a ottenere riconoscimenti ben più prestigiosi del puro riconoscimento della sua esistenza.”- Erica Verona