Ero una bambina minuta. Tutta occhi e lunghi capelli biondi. Ossuta e pallida. All’età di cinque anni ho smesso di essere la fidanzatina di papà perché finalmente in casa è arrivato il maschio che sarei dovuta essere. Ero incuriosita dal piccolino coi capelli arancioni e rosso di viso, ma anche molto arrabbiata con lui. Era quello che io non ero riuscita a essere, un maschio.
La mia condizione di bambina la vivevo come una disobbedienza alla volontà dei miei. Ho pensato che per poter riconquistare la loro stima, avrei dovuto essere brava. La più brava. Perfetta. Ricordo angoli solitari e, accosciata, riflettevo sulla mia condizione svantaggiata. Alle mie bambole toccava una triste sorte. Denudate, coi lunghi capelli maldestramente tagliati e la testa separata dal collo, finivano immancabilmente dentro il nero pozzo del cortile. Mi sentivo chiedere spesso per quale ragione toccasse loro quel trattamento, ma non avevo allora la capacità di spiegare che erano troppo femminee e io non le volevo così. Smisero di regalarmi bambole e arrivarono le costruzioni. Ricordo lunghe sere trascorse a costruire case meravigliose con la compagnia di mio padre. Di nuovo vicini in un gioco, per quei tempi, non da bambina. A scuola ero bravina. Accoglievo tutti e tutte e per questa ragione e non di rado, ero accompagnata nel banco da bambine e bambini con qualche difficoltà. Lo facevo volentieri e, aiutando loro, dimostravo a me stessa di avere qualcosa da dare. Nella nostra pausa “suerxina”, essendo indietro rispetto al programma, ho dovuto mettermi al pari della classe terza con la difficoltà di essere l’elemento nuovo e un pochino strano del gruppo classe. Ero molto taciturna e non volevo legare. Perché ero stata strappata dalle mie amicizie? Il viaggio sullo scuolabus mi permetteva attraverso il finestrino di fantasticare. Il tragitto era un’avventura ogni giorno. Ai tempi di San Giovanni, mi vidi allo specchio. Non che non lo avessi fatto prima, solo che ora, oltre guardarmi, mi vedevo. Avevo occhi tristi, belli ma, infinitamente tristi e diffidenti. Ho capito di non poter continuare a lungo a estraniarmi e, piano piano, ho scoperto che anche i bambini di un altro paese, erano bambini come quelli di Nuxis. Con l’aiuto del mio compagno Antonello, riuscii in breve tempo a raggiungere e, in storia, superare gli altri. Oltre alla simpatia dei miei compagni e compagne, guadagnai anche la stima delle insegnanti e, spinta dalla fiducia negli altri e in me stessa, cominciai a frequentare il “dopo scuola”. Anche se in maniera ingenua, compresi che un modo per far sì che i miei genitori dimenticassero che non ero la figlia perfetta, era diventarlo. Studiavo, imparavo e riuscivo bene. Portavo dei bei voti, arrivavano i premi materiali, tuttavia io non mi sentivo riconosciuta. Partecipavo alle recitine scolastiche, scelta sempre per i ruoli di spicco, ma i miei non erano mai tra il pubblico. Erano tutti e due impegnati, ma io non riuscivo a capire. Allora sviluppai la capacità di raccontare loro i dettagli degli spettacolini, facendo anche il resoconto delle emozioni vissute. Ovviamente il brava che arrivava era molto blando per soddisfare la mia perenne necessità di riconoscimento.
Guardandomi allo specchio con il bagaglio dei miei cinquant’anni, vedo che molto di me è cambiato, ma osservo anche che la voglia di essere la prima della classe, la voglia di piacere e l’idea della donna perfetta sono costanti. Tutto quello che faccio è per dire a me e ai miei che, si, non sono un maschio, ma riesco a essere “brava” comunque. Ancora mi isolo, ancora mi accoscio e penso, ancora guardo dal finestrino e fantastico di storie improbabili, ma per un momento solo vorrei poter sospendere la severità che mi domina e vivere con leggerezza la mia vita, invece sono ancora intrappolata dentro la gabbia del giudizio che ho di me, quello della figlia “mancante”. Non mi taglio i capelli, non mi stacco il collo, né mi butto nel pozzo, nonostante ciò mi impedisco di essere ciò che sono. In realtà, chi sono?
Claudia Serra
Racconto ( di Claudia Serra) Ero una bambina minuta. Tutta occhi e lunghi capelli biondi. Ossuta e pallida
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