La tela del ragno ( di Carlo Bonferroni. #6000sardinecreative)
La sera, dopo aver cenato, cerco di combattere l'afa sedendomi in cortile.
Un libro, un sigaro, il telefonino per scrivere i miei racconti insignificanti.
E aspetto l'inversione termica seduto su una sdraio traballante. Arriva all'improvviso tutte le sere. Si preannuncia con un leggero stormire di foglie, poi un refolo d'aria un po' più fresca. Ecco, ci siamo!
Certe sere non ho voglia di leggere, non mi viene niente da scrivere, abbandonato serenamente sulla sdraio guardo lo spicchio di cielo fra gli alberi in cerca di un aereo lontano. Chissà dove sta andando?
Pochi giorni fa noto qualcosa che si muove più vicino, illuminato di sbieco dalle deboli luci del cortile.
È un ragnetto che vola?
Aguzzando la vista, vedo anche la ragnatela.
Mi alzo, sposto la sdraio, cerco l'angolazione con la luce migliore.
Ora la vedo per intero. Saranno due metri quadri di rete perfetta, e il ragno corre su e giù per rammendare gli strappi.
Osservando bene vedo qualche mosca intrappolata, qualche zanzara avviluppata nel groviglio di fili, che ha fatto una bruttissima fine, le vespe che spesso riescono a liberarsi. Il ragno allora corre a rammendare e infittisce e rinforza la rete. Le vespe testarde ci riprovano e finiscono ingarbugliate.
È un lavorone senza fine, ma porta cibo sicuro.
Di giorno non si nota niente, e credo di aver già distrutto parecchie volte la sua costruzione perfetta, passando con il tubo per l'acqua o con il tagliaerba.
Anche mia moglie ha fatto lo stesso, andando a raccogliere salvia e rosmarino.
Forse il ragno è arrabbiato con noi. Ma non si preoccupa e continua senza sosta ad annodare fili invisibili.
Il temporale del pomeriggio ha fatto qualche danno, ma non ha devastato la struttura principale.
Dove si appende per tessere la rete? Dove comincia e dove finisce quel lavoro? A sinistra c'è l'ombrellone che copre e ombreggia il tavolo, a destra una vecchia pianta di lillà. In mezzo due metri abbondanti di vuoto. Come è stato possibile dare un inizio alla sua ragnatela, senza avere un punto di appoggio, senza attrezzature da lavoro, senza una squadra di ragni operai? Nessuno gli ha insegnato, non ha frequentato scuole, non ha strumenti moderni né tecnologia per aiutarlo.
Come gli egizi che costruirono la Sfinge, come i greci che innalzarono il Partenone e i romani con il maestoso Colosseo, come Brunelleschi che partì da manovale per costruire la cupola che porta il suo nome, come le cattedrali gotiche con le loro altezze ardite, anche il ragnetto del mio cortile merita almeno la stessa ammirazione.
Dovremo essere più attenti a non distruggere il suo lavoro. Tanto ingegno e tanto impegno non devono essere distrutti da un uomo goffo che innaffia il prato.
Carlo Bonferroni. #6000sardinecreative