NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
22
Wed, Apr

Il primo sguardo di Gesù Bambino …. (p. Nicola Fiscante: da ”Santo Natale, Meditando sul presepe” di Bruno Forte)

RACCONTI E POESIE ì
Aspetto
Condividi

La prima immagine che il Bambino fu in grado di cogliere era quella di un bellissimo volto dì donna, così bello che non lo avrebbe mai più dimenticato. Era il volto della sua Mamma; lo riconobbe subito, anche se prima non lo aveva mai visto. Pensò che era bello essere uomo se questo significava avere una madre. Una madre, si disse, ti guarda come nessuno saprà mai guardarti: ti legge dentro, anche se tu sei il Figlio di Dio. Pensò che quello doveva essere il sorriso di tutte le mamme del mondo. Pensò ai dolori di tutte le mamme e donne della terra, e a tutte quelle volte che il loro amore umile e fedele è calpestato, ignorato, perfino disprezzato dagli uomini. Pensò che forse, per questo, l’Eterno lo aveva voluto in una carne maschile, perché potesse farsi carico dì tutte le colpe che gli uomini infliggono alle donne. Un uomo giusto, Giuseppe, contemplava quel suo bambino non suo. Un uomo capace di credere nell’impossibile possibilità dell’amore di Dio. E se Giuseppe non avesse creduto…? Se si fosse lasciato prendere dalla pretesa – in fondo così umana – dì avere un figlio suo, tutto e solo suo? Il Bambino rabbrividì per un istante: si sentì già addosso le pietre che sarebbero state gettate sul corpo gravido di sua Madre, lapidata per adulterio… Meno male che Giuseppe aveva creduto, pensò subito con un sospiro di sollievo: e non poté fare a meno di immaginare quanto male si sarebbe risparmiata la terra se di giusti ce ne fossero stati di più di quanto di fatto ce ne sono stati. Senza un Giuseppe non ci sarebbe stato lui, il Bambino: e senza di lui non ci sarebbe stata speranza di un mondo migliore! Grazie, Padre mio putativo, grazie di esserci con la tua discrezione, con la tua fede. Grazie perché è mediante uomini come te che il mondo continua a esistere. Un muggito distrae il Bambino da questi pensieri: un bue e un asinello attraggono la sua attenzione; hanno un compito molto pratico, quello di essere l’unico impianto di riscaldamento della grotta. Gli venne da chiedersi per¬ché fossero proprio quei due fra tanti animali a stare accanto a lui nella grotta della sua nascita. Come se gli avesse letto nel pensiero, sua Madre cominciò a raccontargli una storia, proprio come quelle che tutte le mamme del mondo raccontano ai loro bambini. «Mentre con Giuseppe eravamo in viaggio verso Betlemme, un angelo radunò gli animali di ogni specie per scegliere quelli adatti ad aiutare la nostra famiglia. Per primo si presentò il leone: “Solo un re è degno di servire il Re del mondo, disse; io sbranerò tutti quelli che tenteranno di avvicinarsi al Bambino con cattive intenzioni!”. “No, troppa violenza”, disse l’angelo. Subito dopo si avvicinò la volpe. Con aria furba insinuò: “Io porterò a Maria e Giuseppe tutti i giorni un bel pollo!”. “Ma sarebbe un pollo rubato…, disse l’angelo; troppa disonestà…”. Passarono, uno dopo l’altro, tanti animali, ciascuno magnificando il suo dono. Invano. L’angelo vide l’asino e il bue che lavoravano nei pressi della grotta. L’angelo li chiamò: “E voi che avete da offrire?”. “Niente’’, rispose l’asino, “noi non abbiamo imparato altro che lavorare!”. Il bue, timidamente, soggiunse: “Però potremmo di tanto in tanto scacciare le mosche con le nostre lunghe code e col nostro fiato scaldare un po’ la grotta”. L’angelo finalmente sorrise: “Voi siete quelli giusti …!”». Anche il Bambino sorrise; la spiegazione lo aveva convinto; e sentì che sarebbe stato accolto nel mondo proprio da quelli che come il bue e l’asinello hanno imparato dalla vita l’umiltà, la pazienza dei forti e il lavoro … Stava ancora beandosi in questi pensieri, quand’ecco qualcuno bussò alla porta della stalla; apparvero tre figure splendide, i cui costumi tradivano un’origine lontana.
Nell’adorazione sincera con cui i tre si accostarono a lui, sentì il Bambino che Lui era venuto per tutti, proprio per tutti. Si sentì intenerito da questa notizia da annunciare al mondo, che cioè Dio è Padre di tutti e che gli uomini sono tutti fratelli e che lui è il redentore di tutti! Sentì che era bello, che era veramente Natale; e si addormentò dolcemente, cullato dal canto degli Angeli e dal sorriso bellissimo e assorto di Maria…

p. Nicola Fiscante: da ”Santo Natale, Meditando sul presepe” di Bruno Forte)