Il tempo trascorso con le nonne era davvero memorabile. Vestite con l'abito tradizionale e compostamente sedute, cominciavano i loro racconti con, "t'arregordas de...". Nelle alte sedie rigide le nonne, nella sediolina bassa la nipote. Il volume della voce si abbassava e il mistero della narrazione si faceva ancora più interessante perché creava un cerchio tra passato e presente, tra conoscibile e mistero.
Nonna, viveva nella parte alta del paese. Non erano distanti da casa sua, Sa Cannaredda (la fonte sorgiva) e Rio Coxinas. Nel bel fiume, di giorno le donne andavano a lavare i panni, la sera gli uomini ad abbeverare gli armenti, la notte uomini e donne preferivano starne lontani. Una sera, tarda sera, un'amica della nonna, corse trafelata a cercar rifugio perché il marito, rincasato dalla bettola, con l'alcool in corpo, era piuttosto malintenzionato. Temendone l'aggressività, cercò riparo dalla mia nonna. Cenarono insieme ma, l'inquietudine della donna, pur controvoglia, costrinse mia nonna a riaccompagnarla a casa con l'intento di fare un discorsetto all'uomo. Nonna era tenuta di gran conto per la sua saggezza e il suo coraggio, ed ella non era donna da farsi spaventare da un uomo "alcolico". Non da un uomo ma dal fiume si. Per chi è vissuto accanto a un fiume sa che l'escursione termica tra giorno e notte, produce nebbiolina sul fiume che si espande tutt'intorno. Si trattava di un tempo in cui la via del fiume non era illuminata e, quella nebbiolina accresceva i timori. Ma non c'era altro modo per arrivare a casa della donna e del suo compagno se non passandoci davanti. Perciò, non senza esitazione, le due donne si incamminarono. Tutt'e due sapevano che non avrebbero dovuto guardare il fiume. Lo avrebbero costeggiato senza lasciarsi distrarre da ciò che avrebbero potuto sentire. A braccetto si incamminarono tenendosi sul lato distante dall'acqua. Era una bella serata di inizio estate, grilli e raganelle cantavano, ma non tranquillizavano le due donne. Entrambe sapevano che la notte nel fiume, più persone avevano da qualche tempo avvistato una Pana. Era morta di recente una donna durante il parto ed essa, espiava la colpa di non aver nutrito il suo piccolo con sette anni di penitenza a lavare i panni nel fiume. La leggenda narra che, per ogni interruzione recata da esseri viventi, la penitenza riparte da capo. Per questa ragione, sempre leggendariamente, il fantasma diventa crudele e si manifesta con malvagità. Tutti sapevano ciò e preferivano non incorrere, anche inavvertitamente, nelle ire del fantasma. Quando giunsero in direzione dell'abbeveratoio, posizionato fronte il cimitero, la nebbiolina si estendeva sinistramente dal fiume fino al cimitero.
-Loisabeta! Non castis! Sighi a camminai (Elisabetta, non guardare. Seguita a camminare)
La povera donna si avvinghiò a mia nonna. Tutt'e due videro la nebbia comporsi in figura umana e tutt'e due udirono sbattere i panni sui sassi e lo sciacquio dell'acqua agitata, mentre tutt'intorno grilli e raganelle cessarono il loro canto. Inutile dire che corsero a casa della signora e vi restarono fino alla mattina seguente e alla luce del giorno decisero che ciò che avevano visto e sentito altro non fosse che frutto di suggestione, ma nessuna delle due verificò mai l'attendibilità della visione di quella notte.
Claudia Serra