Quel gran genio del Boccaccio tra il 1349 e il 1351, immaginò bene durante una epidemia di peste, di far trascorrere la quarantena a 10 persone, sette donne e tre uomini, dieci giorni fuori da Firenze. Ogni giorno ciascuno di loro doveva raccontare al gruppo una storia. Dieci giorni per dieci storie, cento novelle. Senza dubbio un modo davvero proficuo e piacevole e antistress. Non so voi, ma io comincio a essere irritata e irritabile. Ho una preoccupazione personale e questa viene costantemente acuita da questo martellare di notizie in contrasto, condivisione di fake, insulti e comportamenti altamente antisociali. Ormai è chiaro a tutti e tutte che le cose sono affrontate "all'italiana" per non menzionare l'organo sessuale del cane che renderebbe molto più chiaro il concetto. Non mi consola di certo ma, in questi giorni ho riflettuto molto sul karma, sull'occhio per occhio, sulla punizione divina, sul "non fare agli altri...", perché davvero il boomerang ci sta tornando indietro con una certa pesantezza. Ci hanno chiuso i porti e gli aeroporti, il nord è stato colpito nel cuore della lega razzista, con il virus alle calcagna, i codardi scappano senza pensare che dentro la valigia stanno portando ben altro che i soli abiti...ma come condannarli? Ciascuno di noi per spirito di sopravvivenza urla l'egoistico "si salvi chi può" nei momenti critici. Trovarsi dalla parte della preda anziché del cacciatore, spero ci aiuti a sviluppare senso di fratellanza, ma ne dubito fortemente. Vorrei potermi sottrarre dalla spasmodica condivisione di tutto e del suo contrario. Non sottovaluto il problema, tuttavia cerco di allontanare la mia mente e le mie orecchie da questa esposizione al virus mediatico. Ora come ora mi pare che la vera epidemia sia quella demenziale che infarcisce e confonde la mente. Credo che la vera arma di distruzione di massa, più efficiente del COVID, siano le nostre cazzate sparate ad minchiam. Vi dico che in questo momento vorrei essere nel 1349 a barcamenarmi contro la peste in quarantena nelle campagne fiorentine, dove, se mi salvo bene, sennò schiatto ma, senza questa immane rottura di coglioni. Mi scuso per la finezza di linguaggio, ma è terapeutico
Claudia Serra