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V Domenica di Pasqua (anno liturgico b) Perché uniti a Gesù si porta frutto buono e abbondante …

Il Vangelo della Domenica
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29 Aprile 2018 V Domenica di PasquaAncora una volta siamo invitati a riflettere su chi è “cristiano”. “Dai frutti riconoscerete l’albero”, diceva Gesù, e “chi rimane unito a me porta molto frutto”. L’immagine del tralcio e la vite ci illuminano al riguardo. Se Gesù è la vite e noi i tralci uniti alla pianta, porteremo frutti che sono gli stessi di Gesù, che fece bene ogni cosa. Se in noi, invece, alberga il male, la menzogna, l’odio, la violenza, dobbiamo dire che non siamo uniti a Gesù, ma a ben altri, perché “dai frutti si riconosce l’albero”. Diceva ancora Gesù di se stesso: se non volete credere alle mie parole, sono le opere che mi rivelano. Si era capito bene tutto ciò agli inizi del cristianesimo, allorché i pagani dicevano: “Se ci deve essere un Dio, non può essere altro se non quello dei cristiani”, vedendo come i cristiani si amavano. L’evangelista Giovanni infatti esorta: non amiamo a parole, ma con i fatti e nella verità. Approfondendo la nostra riflessione, il tralcio che porta frutto viene potato perché porti più frutto. La potatura non è un atto ostile alla vite, ma di aiuto; la vite, non potata, si caricherebbe di tanta uva che non potrebbe portarla a maturazione; la vite stessa inselvatichirebbe. La potatura, riferita a noi, significa che siamo chiamati a fare delle scelte per non disperderci nelle mille possibilità, senza portarne a termine alcuna, sciupando così la nostra esistenza. Vivere è scegliere, e scegliere è lasciare qualcosa per realizzare di più e meglio altro. La persona che vuol fare troppe cose, che non sceglie tra le principali e le secondarie, si disperde e realizza poco o nulla di buono. La potatura potremmo assomigliarla alla scultura. Michelangelo descriveva quest’opera come arte del levare; nella scultura infatti si tratta di togliere i pezzi di marmo, per fare emergere la figura che si ha in mente, nella sua bellezza, e che è nel blocco di marmo. “Gli schiavi” di Michelangelo ne sono una chiara dimostrazione: si vede lo schiavo Atlante che ha bisogno che qualcuno gli tolga di dosso quel marmo in più, che quasi lo schiaccia. È così della crescita umana e cristiana: occorre togliere il di più, il poco significativo. E’ potatura la correzione paterna, materna, fraterna, sacerdotale, di chiunque ci vuole bene; sul momento può recare una certa tristezza, ma poi favorisce frutti di giustizia e di pace. Per l’Apostolo Paolo, sulla Via di Damasco, più che di una potatura, si è trattato di un cambiamento radicale; conosciuto come il persecutore dei cristiani, è divenuto l’apostolo di Cristo presso le genti. In conclusione, per ciascuno di noi si esige un continuo, profondo esame di coscienza per vedere il da farsi. Accettiamo buoni consigli, suggerimenti, rimproveri, da chiunque, fosse anche un nemico, se ci dice la verità; andrà tutto meglio. A M E N !
P. Nicola, sacerdote redentorista