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Wed, Apr

XXXII Domenica (anno liturgico B).Verità e Giustizia…, con amore e gioia…

Il Vangelo della Domenica
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Le vedove e gli orfani al tempo dei Profeti e di Gesù erano le categorie socialmente più indifese e sprovviste di risorse economiche. Gesù e i profeti ne parlano spesso e in loro difesa. “Dio è Padre degli orfani e difensore delle vedove”. Le due vedove, di cui oggi parla la Parola di Dio, hanno un comportamento che commuove, e sono per noi di profondo insegnamento. Alla prima il profeta Elia chiede ed ottiene da bere e da mangiare; la poveretta aveva solo un po’ di farina per una focaccia e un po’ d’acqua per sé e per suo figlio. La vedova del Vangelo, passando dinanzi al Tempio, nella cassetta delle elemosine mise i pochi spiccioli che aveva per vivere. Prima della venuta di Gesù, Israele aveva una vaga idea dell’aldilà e della vita eterna; la ricompensa per la fede e le opere buone sarebbe avvenuta qui sulla terra con l’abbondanza di beni e una lunga vita. Dopo la venuta di Gesù si guarda anche all’eternità dopo la nostra morte. “Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto”, ripeteva S. Francesco d’Assisi. L’uno e il centuplo di ricompensa di cui parla Gesù non è sempre in senso materiale; il Regno di Dio è verità, giustizia, gioia e pace nello Spirito Santo” (Rm 14,17) ; è pienezza di vita per l’eternità. Per la prima vedova c’è il miracolo che farina, olio ed acqua non si esauriscono; per la seconda, senza che lei ne sia a conoscenza, c’è l’elogio di Gesù: “ha dato più di tutti gli altri”. Dio Padre, che vede nel segreto, la ricompenserà…! Molti Farisei facevano tutto per essere ammirati dagli uomini, nascondendo la loro vera identità. È significativo, in riferimento alle nostre riflessioni, un racconto del poeta indiano Tagore. Un mendicante un giorno vide arrivare un cocchio tutto d’oro del figlio del Re e pensò: è l’occasione fantastica della mia vita! Non stese la mano, ma spalancò la bisaccia per ricevere, pensò, chissà quale offerta. La sua meraviglia invece allorché vide che fosse il principe a stendere la mano a chiedere l’offerta; il mendicante, guardando nella bisaccia, frugò e prese il più piccolo chicco di riso, mettendolo sulla mano del sovrano. Tornato a casa, il mendicante, aprendo la bisaccia, vide con stupore ancor più grande un chicco d’oro; gli scesero le lacrime di sconforto: avesse donato più riso, avrebbe ritrovato tanto oro! È divenuto proverbiale: è amato e premiato chi dona con gioia. L’avarizia non ti aiuta e ti rende perfino ridicolo. Ancora dalla letteratura, da “L’AVARO” di Moliere. Un signore, poco “signore”, molto avaro, si vide arrivare in casa degli amici; aperta la porta, l’avaro, preoccupato per i tappeti che si sarebbero sciupati, apostrofò: “Ma quanti piedi avete”?! E, guardando le sedie e gli ospiti, raccomandò: “Attenti a sedervi, perché sono sedie di valore, potrebbero rompersi”. Attaccato a tal punto alle cose, uno che se ne gode della vita?! Noi con Gesù amiamo chi dona con gioia. È vero anche il detto che che “Il caffè fatto con amore è più buono”; sì, perché il gustarlo è legato al come ti è offerto e servito. Conclusione, abbiamo a cuore che si operi perché nel mondo ci sia più giustizia e amore, per una vita più umana e dignitosa per tutti.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, Francavilla al Mare