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Thu, Apr

Il Vangelo della XXXIII Domenica (anno liturgico A) La donna ..., le nostre capacità ..., i diversi momenti della vita

Il Vangelo della Domenica
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Nella Bibbia dal Libro dei Proverbi leggiamo gli elogi della donna brava e della brava moglie; nel brano evangelico è descritto l’impegno di far fruttificare le proprie doti perché qualunque cosa ci accada nella vita non siamo colti di sorpresa. La donna nella società e nella Chiesa … Metà degli esseri umani, e anche qual cosa in più, sono donne; tre quarti dell’assemblea domenicale a Messa è costituito da donne; l’8 marzo si festeggia la donna; c’è stato il movimento delle femministe in risposta al maschilismo; il regista Fellini 1972 ha fatto il film La Città delle Donne. 2000 anni fa Gesù ha rotto con la mentalità del suo tempo allorché l’uomo poteva ripudiare la propria moglie e l’adulterio della donna poteva essere punito legalmente. Così anche in Italia fino al 1975 allorché è stato approvato il Nuovo Diritto di Famiglia. Per Gesù il peccato della donna non è più grave di quello dell’uomo: CHI DI VOI È SENZA PECCATO SCAGLI PER PRIMO LA PIETRA contro di lei…! L’apostolo Paolo scrive ai Galati: non c’è più né maschio - né femmina, né giudeo – né greco, noi siamo uno in Cristo. Gesù non annulla la distinzione fisiologica; siamo diversi nel corpo, ma con la stessa dignità, complementari nella diversità. Alla constatazione che l’uomo non poteva vivere bene “da solo”, Dio nella creazione non aveva risposto facendo un altro uomo, ma creando la donna. E fu una meraviglia! Le doti di ciascuno … È importante riconoscere ciò che siamo e impegnarci a realizzarci per come siamo, nella società e nella Chiesa. Nell’ordine naturale di uomo–donna, e nelle specifiche attività, quando capita di fare le stesse cose, farle bene la donna con la sua femminilità e l’uomo con la sua mascolinità. Impegnandoci così miglioreremo le nostre sorti e quelle degli altri, faremo progredire la società, realizzeremo un’armonia. Sotterrare il talento, vuol dire sottrarsi alle proprie responsabilità, non impegnandosi secondo le proprie capacità; e questo non è consentito a nessuno. Nella vita di ogni giorno riconosciamo ciò quando nei riguardi di qualcuno diciamo: Che bravo uomo! Che brava donna! Che bravo ragazzo! Che bravo medico! Che bravo operaio! Che bravo sacerdote! Che bravo . . . ! Gesù poi un giorno ci dirà: Bravo, servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore! Solo così “quel giorno” e “quell’ora”, passando da questa vita terrena all’eternità, non saremo colti di sorpresa, non avremo sciupata l’esistenza e vivremo in modo meraviglioso, come Gesù risorto, per l’eternità.

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate