Già per gli Ebrei la Pentecoste era la “festa della mietitura e dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano. Lo scopo originario di questa ricorrenza era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione dei 10 Comandamenti sul Monte Sinai. Per i Cristiani è la discesa dello Spirito Santo inviato da Dio Padre e da Gesù risorto. 50 giorni dopo la risurrezione di Gesù scese lo Spirito Santo sugli Apostoli e gli altri discepoli in preghiera nel Cenacolo. Lo Spirito Santo attualizza quanto Gesù aveva detto e fatto per salvarci; diversamente vivremmo di ricordi, Gesù rimarrebbe solo un personaggio del passato. Con lo Spirito Santo invece Gesù è il nostro Salvatore, il Salvatore di tutti. Nei Sacramenti lo Spirito Santo trasforma i semplici elementi naturali in Grazia di redenzione. Lo Spirito Santo alla Pentecoste scese “come lingue di fuoco”. La fiammella illumina: e lo Spirito Santo fece conoscere tutte le verità comunicate da Gesù. La fiammella riscalda: e dopo aver ricevuto lo Spirito Santo gli Apostoli non ebbero più paura e predicarono Gesù sino agli ultimi confini della terra. “Come lingue…”: Gli Apostoli parlano e tutti capiscono le meraviglie di Dio che essi annunciano.

A San Sperate festeggiamo S. Isidoro “l’agricoltore” … S. Isidoro e sua moglie Maria hanno ricevuto lo Spirito Santo, hanno capito e vissuto proprio come stiamo dicendo. Isidoro è nato in Spagna nel 1070 da una famiglia poverissima di contadini; contadino anche lui con sua moglie. Non sapeva né leggere, né scrivere, ma sapeva parlare a Dio, sapeva parlare di Dio al prossimo aiutando chi era in necessità, in modo anche prodigioso come sanno fare i santi. Tutti capivano il messaggio di fede e dei vari valori della vita vissuti dal Santo. In tutto ciò era affiancato dalla moglie che nelle faccende di casa e nel lavoro dei campi anche lei si fece santa. Isidoro giovanissimo rimase orfano di padre, e con la moglie seppero affrontare le sofferenze della vita, come quelle della morte in tenerissima età del loro unico figlio. La generosità di Isidoro si estese anche agli animali, ai quali, specie d’inverno, non faceva mancare il necessario. Abbiamo quindi un modello di vita familiare, di amore al lavoro, di carità operosa, di amore a tutto il creato, di fede vissuta. Qualche anno più tardi in Italia sulla stessa linea avremo S. Francesco d’Assisi, l’amico di Dio, l’amico degli uomini, l’amico del creato. A ragione quindi per S. Isidoro c’è tanta devozione, è tanto invocato dai contadini, dai braccianti e lavoratori vari, per la semina, per la pioggia e quanto occorre alla madre terra perché produca frutti buoni e abbondanti. La nostra devozione deve sfociare nell’impegno a vivere meglio in famiglia e nel lavoro, qualunque esso sia.
E lo preghiamo così:
S. Isidoro, benedici le nostre famiglie, benedici il nostro lavoro, donaci un cuore innamorato di Dio e di tutto ciò che è bello e buono. Così tutto sarà più bello per tutti; tanti ci ringrazieranno e ameranno di più la vita; prima o poi riconosceranno anche Dio e ci si incontrerà felicemente con Lui. Quel giorno Gesù ci dirà: Venite benedetti dal Padre mio…., entrate nella casa e nella gioia del vostro Signore. In tal modo S. Isidoro ci sarà stato maestro di vita e nostro protettore. Grazie, Gesù; grazie, S. Isidoro. Amen.
Padre Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate