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17
Fri, Apr

XXVI Domenica (anno liturgico C) I nostri sentimenti, il nostro agire

Il Vangelo della Domenica
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Il profeta Amos, un contadino dell'VIII secolo avanti Cristo, denuncia quei cittadini che vivono nella sfrontata ricchezza senza minimamente preoccuparsi di tanta gente che senza propria colpa è in miseria. Il ricco Epulone del Vangelo ne è un esempio; un mendicante di nome Lazzaro giace alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cade dalla mensa del ricco. Alcuni Scribi e Farisei si erano costruiti una teologia tutta propria per mettere a tacere la coscienza; ad esempio un po' di elemosina in sconto di gravi malefatte. Ieri come oggi si escogitano ragioni perché nulla cambi nella società e nella Chiesa. I bontemponi di oggi dicono che non è costituzionale toccare i diritti acquisiti per super stipendi e pensioni d’oro, mentre tanta gente non ha di che vivere. Narra il Vangelo che dopo la morte Lazzaro andò con Abramo alla mensa celeste, il ricco invece in un luogo di tormenti. "Con la ricchezza fatevi amici i poveri, perché vi accolgano nelle dimore eterne", diceva Gesù. Sarebbe a dire che se il ricco epulone avesse aiutato Lazzaro, costui l'avrebbe accolto in Paradiso; l’abisso invece che il ricco epulone aveva scavato tra lui e il povero Lazzaro rimane per sempre invalicabile. Tuttavia in questo mondo si continua a creare abissi tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, tra razze, tra paesi ricchi e paesi poveri. L’uomo ricco della parabola, inoltre, implora che qualcuno risuscitato dai morti vada dai suoi fratelli e apra loro gli occhi prima che sia troppo tardi; ma si sente rispondere: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi". È l'altro insegnamento della parabola: Non necessitano fatti miracolosi per convertirci al bene; ci basta la coscienza, ci basta il Vangelo! Questo piccolo libro, se sappiamo accoglierlo, salva la nostra vita presente e futura. In conclusione Il ricco andò all’inferno non perché era stato ricco, ma perché era stato un uomo senza cuore; Lazzaro andò in Paradiso non perché era stato povero, ma perché aveva avuto gli stessi sentimenti di Dio: non è ammissibile tanta disparità tra gli uomini! Dobbiamo vivere di giustizia e con amore, e questo è vivere di fede vera, come vivamente ci raccomanda anche l’apostolo Paolo.

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate