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05
Wed, Oct

XXV Domenica (Anno liturgico C) Con più intelligenza…, fantasia…, amore

Il Vangelo della Domenica
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I furbi, gli imbroglioni, l’ingiustizia, non sono nati ieri, sono antichi quanto l’uomo. Il profeta Amos ne descrive i particolari: Imbrogli sulla quantità e sulla qualità della merce, falsificando le bilance e vendendo per merce di prima qualità la scadente.

Gesù lamenta che per fare del male ci si organizza meglio che per fare del bene e vivere bene. Troppo spesso il male è fatto bene, con impegno, con scaltrezza, con tenacia, mentre il bene è fatto male, senza passione, senza genialità, senza costanza e vissuto e presentato senza fascino, in forme scolorite. Diceva il mio professore di matematica, fisica e chimica al liceo: Non dovrebbe diventare sacerdote uno che non è poeta. Il poeta è colui che non altera la verità ma la rende attraente, affascinante. Cioè non si può vivere e annunciare, ad esempio, che Gesù è risorto con una superficialità e indifferenza come a dire che una cosa vale l’altra. Il padrone della parabola raccontata da Gesù, che aveva subito ingiustizia, lodò il suo amministratore infedele per la sua scaltrezza e furbizia; quell’amministratore che veniva licenziato non cadde in depressione, “è finita a’ vita mia”, ma pensò ed escogitò come uscire da quella situazione incresciosa, pur con un agire disonesto. Gesù ci invita non solo a non fare del male, ma ad amare e fare del bene con intelligenza, fantasia e amore soprattutto nei riguardi dei poveri, non lasciandoli soli in balia dei loro drammatici problemi; li avremo amici e un giorno ci spalancheranno le porte del Paradiso. Amando Dio e il prossimo si osservano tutti gli altri comandamenti e si ha una vita dignitosa, una vita che sfocerà in una pienezza di beata eternità. Necessita riflettere, parlare, pregare, esercitare bene la propria professione, persuadendo gli altri che vale la pena per tutti vivere così.
“Pregare per gli uomini che stanno al potere …, perché possiamo condurre una vita calma, tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”, ci invita l’apostolo Paolo, scrivendo a Timoteo. Avremo infatti una vita tranquilla e dignitosa se le persone che sono al potere fanno leggi giuste, se mettono il bene comune al di sopra di ogni interesse personale, se ogni cittadino rispetta e si sente rispettato nei propri diritti e doveri. La sincerità dell’informazione e la fedeltà alla parola data inoltre devono essere alla base di ogni rapporto umano, di ogni professione. Evitare speculazioni indiscrete; essere ragionevoli e moderati nella ricerca del guadagno in ogni esercizio. Quel “Tutt’imma’ campà …” in napoletano, il “Tottusu obeusu bivi …” in sardo, va riferito a tutti i cittadini, ma proprio “tutti”, perché molti non abbiano solo a sopravvivere.
La preghiera indicataci dall’apostolo Paolo la facciamo nostra perché quanto abbiamo meditato diventi consolante realtà.

Padre Nicola, sacerdote redentorista, San Sperate