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17
Fri, Apr

XV Domenica (anno liturgico C. VEDERE - AVERE COMPASSIONE - FARE QUALCOSA…

Il Vangelo della Domenica
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“Fare il bene”, “Non fare il male”, che chiamiamo anche legge naturale, o legge di Dio, valida per tutti gli uomini di tutti i tempi, è scritta nel nostro essere e la comprende ogni uomo e donna che ha sviluppato l’uso di ragione, in grado di intendere e di volere.
Proprio così! Chiunque, che sia in grado di intendere e di volere, sa di dover fare il bene e non fare il male, come desidera che gli venga fatto.
La strada, che scende da Gerusalemme a Gerico, e ciò che vi è accaduto, rappresenta le vie del mondo e l’agire di noi uomini.
Soccorrere chi è in difficoltà nei limiti del possibile, chiamando ad esempio il 118, il 113 o i Vigili del Fuoco, è un dovere civico; ma noi vogliamo andare oltre il dovere, vogliamo dare il nostro aiuto con amore, proprio come noi stessi desidereremmo essere trattati.
Anche l’albergo, dove fu ricoverato il malcapitato, e l’albergatore rappresentano il nostro agire. Ci si può presentare qualcuno che è in necessità; gli diamo noi l’assistenza necessaria, riceve quella parola o quel consiglio che permettono gli si apra una finestra, una porta che fino a quel momento apparivano sbarrate?!
In una Missione Parrocchiale di qualche anno fa, incontrando in Municipio gli Amministratori, dicevo: Chiunque dovesse varcare la soglia di questo “palazzo”, anche se non fosse possibile risolvere il suo problema, si senta compreso, tenuto nella debita considerazione, e uscirà meno amareggiato. Nessuno è un numero anonimo, bensì un fratello, membro dell’unica famiglia umana. Gesù, il nostro “BUON SAMARITANO”, che ha sacrificato la vita per noi, ci ha detto: Amatevi come io ho amato voi; vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.
L’apostolo Paolo ci ricorda che la pienezza di verità e di ogni altro bene che è in Cristo viene comunicata a noi; per mezzo di Lui e in vista di Lui sono salvate tutte le cose. “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia”, ha sintetizzato l’Evangelista Giovanni.
Gesù è il “Buon Samaritano” perché ha fatto l’impensabile per salvarci.
È Dio, è l’uomo perfetto che, oltra alla sua parola e la sua vita, mediante i Sacramenti ci unisce a sé per essere come Lui; è il Risorto che ci garantisce una pienezza di vita per l’eternità, bella come non riusciamo nemmeno ad immaginare.
Discepoli suoi, uniti a Lui come i tralci alla vite, non possiamo non essere e fare come Lui, BUON SAMARITANI!
Perciò abbiamo pregato e ancora pregheremo:
Padre misericordioso, che nel comandamento dell’amore hai posto la sintesi di tutta la legge, donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze dei fratelli, per essere simili a Cristo, buon Samaritano del mondo. A M E N !
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate