Già qualche Domenica fa abbiamo avuto modo di riflettere sulla necessità di impegnarci a vivere bene, facendo la nostra parte, agendo con professionalità, qualunque sia il nostro ruolo, dovunque ci troviamo ad operare. Ciò è indispensabile perché ciascuno di noi e tutti si stia meglio; lo esige improrogabilmente il bene comune. Forse la parola “servo”, “servizio” non suona simpatica al nostro orecchio, ma questa è la realtà; siamo a servizio gli uni degli altri, abbiamo bisogno gli uni degli altri, siamo interdipendenti, complementari, e se ciascuno opera bene, tutti stiamo meglio. Tutto ciò ha inizio da quando e come siamo venuti al mondo: nessuno di noi si è fatto da sé, ma c’è stato un atto di amore di due persone che chiamiamo papà e mamma. “Non è bene che uno sia solo…”, io ho bisogno di te, tu hai bisogno di me; la famiglia, che etimologicamente viene da “famulus” “servo”, è a servizio dell’unione, della procreazione, dell’amore. Fuori di casa le cose non cambiano, bensì si amplificano. Nessuno di noi può far tutto, esistono infatti i vari ambiti, le diverse attività di cui usufruiamo, ed è indispensabile che ciascuno agisca con professionalità. Necessitano bravi medici, ricercatori, ingegneri, operai, sacerdoti e quant’altri. Anche coloro che ci governano hanno l’appellativo di “ministri”, “servitori”, a servizio del bene comune, della cittadinanza. Giustamente il filosofo Aristotele definiva “la politica” “l’arte più nobile ed utile”, e il papa Paolo VI “la forma più alta della carità”, in quanto non solo ci si impegna perché ciascuno abbia quanto gli spetta, ma il tutto viene fatto con amore. A questo punto ci appare più che chiaro e scontato il discorso di Gesù: È più grande chi serve di più, chi ama di più. Lui chiese a Pietro: Mi ami più di questi altri…?! Ne conosciamo la risposta e Gesù lo fece primo papa, suo primo rappresentante in terra. In noi è quasi innata la tendenza a emergere, a primeggiare; questa tendenza non va repressa, ma indirizzata. “Chi di voi vuol essere il primo, sia il servo di tutti”, diceva Gesù, Lui che, maestro e signore, è venuto in mezzo a noi per servire e non per essere servito; è “nato per servire la verità”. A nostro conforto osserviamo che anche Dio ha bisogno di noi; ha avuto bisogno di Maria per farsi uomo; Gesù ha bisogno del sacerdote e che all’altare portiamo pane e vino perché ci sia l’Eucarestia; Gesù visibilmente continua a parlare ed amare il mondo per mezzo nostro. Ringraziamo chiunque opera bene; cercheremo di vivere tutti come stiamo meditando, come la realtà e il bene comune esigono.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate,