Vi sono “praticanti, non credenti” e “credenti, non praticanti”. Cioè vi sono di quelli che si dicono cristiani perché praticano certi riti, ma non vivono ciò che i riti significano; e vi sono di quelli che si dicono non credenti, ma operano secondo giustizia e verità e sono "i cristiani" cosiddetti “anonimi”, cioè non di nome ma di fatto, come è ben riportato nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo e come ne parla l’apostolo S. Giacomo nella sua lettera: “con le mie opere ti mostrerò la mia fede”. Di Gesù poi, di Dio, cosa si dice, chi è Lui per me, per te?! Non è sufficiente sapere che Gesù è Dio, ma necessita vivere nella verità, nella giustizia e santità come è vissuto Lui, “comportarci come Lui si è comportato”. (1Gv 2,6) Costi quello che costi non si può venir meno a tali valori. Lucifero, satana, ossia il diavolo sa tutto di Gesù, di Dio, ma a cosa gli è servito, che fine ha fatto?! Quello che il profeta Isaia dice del “Servo di Dio”, deve esserlo di ciascuno di noi: agire coerenti nel bene sino in fondo e Dio sarà con noi. Anche la sapienza popolare e filosofica è molto chiara in tal senso: se sei in grado di intendere e di volere “fa’ ciò che è bene ed evita ciò che è male”. Su questo saremo giudicati dalla società e anche da quel Dio che tu creda o meno nella sua esistenza, perché Lui non fa torto a nessuno, ma giudica ciascuno secondo le sue opere. Operare così è una lode a Dio e salvezza di ciascuno e di tutti. Amen.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, Circello (BN)