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06
Thu, May

V Domenica di pasqua... Potatura..., scultura..., correzione fraterna ...

Il Vangelo della Domenica
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È possibile e doveroso far meglio … “Dai frutti riconoscerete l’albero”, diceva Gesù, e “chi rimane unito a me porta molto frutto”. L’immagine del tralcio e la vite ci illumina al riguardo. Se Gesù è la vite e noi i tralci, uniti alla pianta, porteremo frutti che sono gli stessi di Gesù, che fece bene ogni cosa. Se in noi invece alberga il male, la menzogna, l’odio, la violenza, dobbiamo dire che siamo uniti a ben altra gente. Diceva ancora Gesù di se stesso: se non volete credere alle mie parole, sono le opere che io compio a rivelare la mia identità. Si era capito molto bene tutto ciò agli inizi del cristianesimo allorché i pagani, vedendo come i discepoli di Gesù si amavano, dicevano: “Se ci deve essere un Dio, non può essere altro se non quello dei cristiani”. L’evangelista Giovanni esorta: non amiamo a parole, ma con i fatti e nella verità. Approfondendo ulteriormente la nostra riflessione, il tralcio che porta frutto viene potato perché porti più frutto. La potatura non è un atto ostile alla vite, ma è di aiuto; la vite non potata si caricherebbe di tanta uva che non potrebbe portarla a maturazione; la stessa vite inselvatichirebbe. La potatura, riferita a noi, significa che siamo chiamati a fare delle scelte per non disperderci nelle mille possibilità, senza portarne a termine alcuna, sciupando così la nostra esistenza. Vivere è scegliere, e scegliere è lasciare qualcosa per realizzare di più e meglio altro. La persona che vuol fare troppe cose, che non sceglie tra le principali e le secondarie, si disperde e realizza poco o nulla di buono. Non scegliere è immorale. La potatura potremmo assomigliarla alla scultura. Michelangelo descriveva quest’opera come arte del levare; nella scultura infatti si tratta di togliere i pezzi di marmo per fare emergere la figura che si ha in mente, nella sua bellezza, e che è nel blocco di marmo. “Gli schiavi” di Michelangelo ne sono una chiara dimostrazione: si vede lo schiavo Atlante che ha bisogno che qualcuno gli tolga di dosso quel marmo in più, che quasi lo schiaccia. È altrettanto della crescita umana e cristiana: occorre togliere il di più, il poco significativo. È vera potatura la correzione paterna, materna, fraterna, sacerdotale e di chiunque ci vuole bene; sul momento la correzione può recare una certa tristezza, ma poi favorisce frutti di giustizia e di pace. Per l’Apostolo Paolo sulla Via di Damasco più che di una potatura si è trattato di un cambiamento radicale; conosciuto come il persecutore dei cristiani, è divenuto l’apostolo di Cristo presso le genti. In conclusione, per ciascuno di noi si esige un continuo, profondo esame di coscienza per vedere il da farsi. Accogliamo buoni consigli, suggerimenti, rimproveri da chiunque, fosse anche un nemico, se ci si dice la verità; andrà tutto meglio. AM E N ! Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate,