La sofferenza prima o poi bussa alla porta della nostra vita. Dispiace particolarmente se è procurata dagli uomini e si è innocenti. La persecuzione ordinariamente colpisce i giusti proprio in quanto tali perché la loro parola e la loro vita sono di rimprovero a chi non ama la verità, non pratica la giustizia, calpesta la dignità delle persone. Il profeta Geremia e Gesù ne sono un chiaro esempio; si diceva a loro riguardo: “Togliamolo di mezzo, perché con la sua vita e le sue parole ci è di continuo rimprovero per le nostre azioni”. Giovanni Battista, predicando che la legge morale valeva anche per il Re Erode, venne imprigionato; Erodiade poi chiese che venisse ucciso. I persecutori però possono uccidere la persona ma non esserne padroni per l’eternità; proprio come è avvenuto nei riguardi di Gesù, che è risuscitato il mattino di Pasqua, vive per sempre, e nessuno può più fargli del male. A volte però la Chiesa si è mostrata in ritardo nei riguardi della storia e ha perseguitato i profeti di Dio. Personaggi quali Don Milani e don Mazzolari hanno lottato e sofferto a causa di uomini della stessa Chiesa. Risulta chiaro quindi che c’è diversa sofferenza e non tutti i morti sono uguali. E’ ben diverso essere uccisi facendo e predicando il bene che operando il male. Diversa è anche la sorte e la meta finale: “I giusti saranno ricordati in benedizione”; “Chi semina vento, raccoglie tempesta”.
Preghiamo ed auguriamo di fare sempre scelte giuste e sagge.
Padre Nicola, sacerdote redentorista
XII Domenica (anno liturgico A. Come si distingue la nostra vita …
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