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Fri, Apr

XXVI Domenica (anno liturgico C). I nostri sentimenti, il nostro agire …

Il Vangelo della Domenica
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Il profeta Amos, un contadino dell'VIII secolo a.C., denuncia quei cittadini che vivono nella sfrontata ricchezza senza minimamente preoccuparsi di tanta gente che è in miseria. Il ricco Epulone del Vangelo ne è un esempio; un mendicante di nome Lazzaro giace alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cade dalla mensa del ricco. Gli scribi si erano costruiti una teologia tutta propria per mettere a tacere la coscienza, facendo, ad esempio, un po' di elemosina. Ieri come oggi si trovano le ragioni perché nulla cambi nella Chiesa e nella società. I bontemponi di oggi dicono che non è costituzionale toccare i diritti acquisiti per super stipendi e pensioni d’oro, mentre tanta gente non ha di che vivere. Narra il Vangelo che dopo la morte Lazzaro andò con Abramo alla mensa celeste, il ricco invece in un luogo di tormenti. "Con la ricchezza fatevi amici i poveri, perché vi accolgano nelle dimore eterne", diceva Gesù. Sarebbe a dire che se il ricco epulone avesse aiutato Lazzaro, costui l'avrebbe accolto in Paradiso; l’abisso invece che il ricco epulone aveva scavato tra lui e il povero Lazzaro rimane per sempre invalicabile. Tuttavia in questo mondo si continua a creare abissi tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, tra razze, tra paesi ricchi e paesi poveri. L’ uomo ricco della parabola, inoltre, implora che qualcuno risuscitato dai morti vada dai suoi fratelli e apra loro gli occhi prima che sia troppo tardi; ma si sente rispondere: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi". È l'altro insegnamento della parabola. Non abbiamo bisogno di fatti miracolosi per convertirci; ci basta la coscienza, ci basta il Vangelo! Questo piccolo libro, se sappiamo accoglierlo, salva la nostra vita, quella presente e la futura. In conclusione: Il ricco andò all’inferno non perché era stato ricco, ma perché era stato un uomo senza cuore; Lazzaro andò in Paradiso non perché era stato povero, ma perché aveva avuto gli stessi sentimenti di Dio: perché ci dev’essere tanta disparità tra gli uomini?! Perché c’è chi abbonda di beni e chi muore di fame?! Dobbiamo vivere di fede, di giustizia e con amore, ci ha vivamente raccomandato anche l’apostolo Paolo. In quest’ultima Domenica di Settembre a Frosinone celebrano la grande festa di S. Gerardo Maiella, missionario Redentorista, fratello coadiutore, che, nonostante non fosse ricco, aiutò i poveri come meglio non avrebbe potuto.
Un certo Pascucci Saverio, al processo di beatificazione del Santo, così testimoniò: “Tutti stimavano Gerardo un vero santo per la sua bontà. I poveri bussavano alla porta del convento dove era Gerardo, come alla porta della propria casa, tanto Gerardo era loro amico. Io molte volte ho parlato con lui”. Francesco Saverio Scoppa scrisse una lettera al P. Fiocchi, superiore a Deliceto: “Gerardo con la sua venuta a Corato (Bari) e con il suo buon esempio ha tirato a devozione tutto il popolo e ha operato stupende conversioni. Ogni parola che usciva dalla sua bocca feriva i cuori di tutti i presenti; con poche parole ammolliva ogni cuore duro. Spero di venire di persona per parlarvi a viva voce di molte cose meravigliose operate da Gerardo”. Lo studente Redentorista Gaetano Spera da Deliceto scrive al P. Tannoia a Ciorani (Salerno): “ Fratel Gerardo è stato a Corato e ha convertito un Monastero di monache; ha riportato a Dio molti cavalieri della nobiltà. I signori e le signore non lo lasciavano fino a tarda notte, presi dal desiderio di sentirlo parlare di Dio; molti han promesso di venire a Deliceto a fare gli esercizi spirituali; altri vogliono entrare nella nostra Congregazione per farsi religiosi. Qualunque cosa Gerardo chiedesse per una vita autenticamente cristiana l’otteneva, perché a Fratel Gerardo non si può dire di no, perché egli ci vuol bene e ci parla come a fratelli, come a sorelle”. Andavano da Gerardo buoni e cattivi, sani e ammalati, laici e sacerdoti; tutti ricevevano da Gerardo un consiglio, un conforto, un aiuto; ciascuno ciò di cui aveva bisogno. Noi oggi abbiamo bisogno di tante grazie, anche di miracoli; chiediamo a Gerardo, perché anche per noi Lui operi cose prodigiose; anche noi però dobbiamo dire di “sì” a lui se ci chiede di vivere secondo il Vangelo. E così sia! A M E N !

Padre Nicola, sacerdote redentorista