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Carbonia. “Notti a Monte Sirai” “Si ride a crepafavole - Pierino e il lupo... e non solo”, con la voce narrante di Francesco Paolantoni

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Risate e bella musica: un’accoppiata che non sempre trova l’occasione per esprimersi ma che, quando si trova, i risultati sono fantastici – chi può dimenticare, tanto per dirne una, una performance della Banda Osiris? Se n’è avuta piena riprova la sera di giovedì 31 luglio, quando è andato in scena l’ultimo appuntamento del cartellone di “Notti a Monte Sirai”, rassegna allestita dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, con il contributo del comune di Carbonia. Davanti all’emiciclo sull’altura degli scavi fenicio-punici, ha fatto il tutto esaurito “Si ride a crepafavole - Pierino e il lupo... e non solo”, con la voce narrante di Francesco Paolantoni e la musica dell’Orchestra Saverio Mercadante, diretta da Rocco Debernardis. La notorietà e simpatia del protagonista della serata, personaggio televisivo dai tempi di “Indietro Tutta”, passando per “Mai dire gol” e oggi impegnato nel piccolo schermo in diverse situazioni, ha richiamato, come si è accennato, il pubblico delle grandi occasioni: Paolantoni gode comunque della simpatia del grande pubblico, per quella sua vis comica stralunata e surreale che ricorre al nonsense degli inciampi verbali e dell’impacciata serietà. Moderno, dunque ma allo stesso tempo portatore del bagaglio della tradizione comica italiana e, manco a dirlo, partenopea.
Dopo l’ingresso del recitante sulle note di una marcetta circense, Paolantoni ha preso a spiegare “Pierino e il lupo”, ovvero la favola in musica che Sergej Sergeevic Prokof’ev scrisse nel 1938 per instradare i più piccini alla conoscenza degli strumenti dell’orchestra. Prokof’ev, un gigante della musica del Novecento e di ogni tempo, autore di opere per il teatro ancora oggi rappresentate, nonché strumentali che sono parte ormai del canone, comprese le musiche per il cinema, non disdegnò le composizioni rivolte esplicitamente all’infanzia: fra di esse, “Petja i volk” – questo il titolo originale – è certamente la più celebre. In essa ogni personaggio è rappresentato da uno strumento o da una sezione: fra onomatopea – il flauto traverso per l’Uccellino, per l’Anatra l’oboe, tanto per dire – e timbrica – come per i corni del Lupo o gli archi di Pierino – la semplice trama diventa pretesto per una ancora freschissima introduzione all’universo sonoro. Dove “Pierino e il lupo” si fa godere in misura maggiore è quando la didascalia musicale descrive le scena d’insieme e i temi di personaggi singoli e collettivi s’intrecciano e si modificano fondendosi in impasti in cui la mano del grande compositore non si cela e ricorda che Prokof’ev è un compositore del Novecento: l’ingresso degli ottoni – tromba e trombone basso – liberi da attribuzioni narrative, evocano atmosfere stravinskijane, con echi della “Histoire du soldat”.
La narrazione di Paolantoni, a differenza di altri suoi predecessori (Dario Fo e Dalla, per esempio), aderisce perlopiù al testo, salvo qualche diversione lessicale disseminata di qua e di là. L’effetto comico non sovrasta tuttavia – e si vorrebbe dire: giustamente – l’andamento previsto. Quando invece il Paolantoni più esilarante si è espresso al massimo è stato nell’atteso momento in solitudine, alle prese con la parodia che galleggia fra rovesciamento e assurdo di alcune fiabe classiche. Gli orchestrali, abituati ad ascoltare, ridevano alle lacrime: figurarsi il pubblico.

Giovanni Di Pasquale



 

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