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RACCONTI. Il Tesoro Nascosto di Palmira

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Questa notte, il sonno non vuole arrivare e ho pensato di scrivere questa storia. Da bambina, il nome Palmira proprio non mi andava giù. "È un nome vecchio," brontolavo a mia nonna, "nessuno si chiama Palmira!" Avrei preferito chiamarmi Sara o Sofia, nomi che sentivo spesso tra i banchi di scuola a Sant'Antioco. La mia isola era vivace, piena di colori e profumi mediterranei, ma il mio mi sembrava grigio e polveroso, come una vecchia cartolina sbiadita. Mia nonna, con i suoi occhi vispi e un sorriso che sapeva di sale e sole, mi guardava sempre con tenerezza. "Palmira," mi diceva, "il tuo nome è un tesoro. Un giorno capirai," ma io, piccola e impaziente, non capivo proprio. Gli anni passarono, e il mio fastidio per quel nome non accennava a diminuire. Fino a un'estate particolare, quando i miei genitori decisero di ristrutturare la vecchia casa di famiglia, proprio nel cuore del centro storico di Sant'Antioco, a pochi passi dalla Basilica. Era una casa antica, con muri spessi e un profumo di storia.
Un pomeriggio, mentre aiutavo a sgomberare la polvere da una vecchia libreria, un volume rilegato in pelle attirò la mia attenzione. Sembrava caduto in disuso da secoli. Non era un libro qualunque; era un'antica cronaca dell'isola, scritta a mano da un antenato. Lo aprii con curiosità e, tra le pagine ingiallite, trovai una sezione dedicata ai nomi. Con il cuore che batteva forte, cercai "Palmira". E lì, nero su bianco, lessi qualcosa che mi lasciò senza fiato. Si narrava di un'antica regina, una sovrana potente e saggia che aveva regnato su un vasto regno desertico: una città leggendaria di nome Palmira. Era una donna di grande bellezza e intelligenza, rispettata e temuta, che aveva difeso il suo popolo con coraggio e determinazione. Non solo. Le cronache parlavano anche di un legame misterioso tra il nome Palmira e le palme, simbolo di rinascita e prosperità. Spiegavano come, per qualche ragione antica, quel nome fosse stato portato sull'isola di Sant'Antioco da navigatori e commercianti di epoche remote, proprio come un seme prezioso. In quel momento, in quella stanza piena di polvere e ricordi, qualcosa scattò dentro di me. Il mio nome non era affatto vecchio o insignificante. Era un nome regale, potente, che portava con sé l'eco di storie lontane e maestose, proprio come le rovine romane che ammiravamo ogni giorno sull'isola. Era un nome che parlava di forza, di storia, di un legame profondo con terre antiche e ricchezze perdute. Da quel giorno, il mio nome Palmira mi piacque, eccome. Lo portavo con un orgoglio nuovo, sentendomi connessa a qualcosa di grande e affascinante. Non ero più solo una ragazza di Sant'Antioco; ero Palmira, un nome con una storia da regina, una storia che aspettava solo di essere riscoperta, proprio come i tesori nascosti sotto la nostra antica isola.rovine palmira Da quel momento, il desiderio di visitare la città di Palmira in Siria divenne un sogno ricorrente. Era come voler toccare con mano le mie radici più antiche. Tuttavia, gli impegni lavorativi e familiari non me l'hanno mai permesso. Rimandavo, pensando che ci sarebbe sempre stato tempo. Quando finalmente mi sono ritrovata libera e avrei potuto partire, la realtà mi ha colto di sorpresa: la città, ora, è tutta distrutta. Il tesoro che desideravo vedere con i miei occhi è stato inghiottito dal tempo e dalla violenza, trasformando un sogno in un rammarico silenzioso. Eppure, nonostante la distruzione, il significato regale e la bellezza di quel nome, Palmira, continuano a risplendere in me, un tesoro inestimabile che porto con orgoglio ogni giorno.
Palmira B

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