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Cagliari. La Cisl sarda denuncia: Disagio giovanile: in Sardegna è preoccupante

Politica Regionale
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Le forti difficoltà della Sardegna, nello scenario nazionale, sono confermate dal recente rapporto di SAVE THE CHILDREN 2022 dal titolo “Alla ricerca del tempo perduto”, che fa un quadro sulla situazione dei giovani in Italia. L’aumento della povertà tra i giovani in età scolare mette a rischio anche i percorsi educativi. In Sardegna, nel 2022, circa il 9,7% degli studenti con un diploma superiore si ritrova in condizioni di dispersione “implicita”, cioè senza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro o dell’Università. Nell’Isola il 13,2% dei minori non arriva neanche al diploma delle superiori in quanto abbandona precocemente gli studi.
Il dato sui NEET (né occupati né inseriti in un percorso di istruzione o di formazione), a fronte di una media nazionale del 23,1%, in Sardegna
raggiunge il 23,6%. Oltre 10 punti sopra la media UE.
L’abbandono scolastico nelle regioni del Sud va ben oltre la media nazionale del 12,7%.
Per fronteggiare questo problema serio servono maggiori investimenti sull’edilizia scolastica, per una scuola a tempo pieno con mensa
e palestre. C’è un collegamento tra povertà e dispersione scolastica e, ovviamente, tra mancanza di competenze alla difficoltà di
trovare lavoro.
Già nel 2021 la povertà assoluta riguardava 1 milione e 382mila minori nel nostro Paese, il 14,2%, in crescita rispetto al 2020
(13,5%). Le conseguenze della crisi energetica e l’inflazione a livelli record hanno un impatto maggiore sulle famiglie meno abbienti e
con minore capacità di spesa (+9,8% contro il +6,1%delle famiglie con livelli di spesa più elevati).
Sono evidenti e preoccupanti le correlazioni tra disuguaglianze di offerta sui territori ed esiti scolastici. In questo quadro la Sardegna
presenta forti deficit rispetto a tutti gli indicatori: nelle province dove l'indice di "dispersione implicita" è più basso, le scuole primarie
hanno assicurato ai bambini maggior offerta di tempo pieno (frequentato dal 31,5% degli studenti contro il 24,9% nelle province ad
alta dispersione), maggior numero di mense scolastiche (il 25,9% contro il 18,8%), di palestre (42,4% contro 29%) dotate di certificato
di agibilità (47,9% contro 25,3%).
Si calcola un investimento di circa 1 miliardo e mezzo di euro per garantire il tempo pieno in tutte le classi della scuola primaria statale.
Con un’offerta adeguata di spazi e tempi educativi si può contribuire efficacemente a ridurre le disuguaglianze educative territoriali.
Citando il Rapporto "Proprio dove i bambini e gli adolescenti affrontano, con le loro famiglie, le maggiori difficoltà economiche
c’è al contrario maggior bisogno di un'offerta educativa più ricca".
Occorre un investimento straordinario che preveda vere e proprie zone specifiche ad alta densità educativa nei territori più disagiati.
Non a caso si ragiona per investire sul tema il 5% del PIL, al pari della media europea, cioè rendere disponibili circa 93 miliardi contro
i circa 71 stanziati nel 2020.
Anche la Regione sarda deve potenziare le misure in atto e questo tema deve diventare un forte impegno per i nuovi parlamentari:
priorizzare un piano concreto di interventi per invertire questa tendenza preoccupante sotto diversi aspetti.
Per la CISL sarda è necessario integrare e rafforzare, in termini di sinergia, le politiche dell’Assessorato alla pubblica istruzione con
quelle dell’Assessorato al lavoro, velocizzare tutte le azioni istituzionali in corso, rafforzare le intese interistituzionali con lo Stato.
Per la CISL sarda il tema del disagio giovanile, dentro una nuova stagione di contrasto alla dispersione scolastica, deve trovare soluzioni
all’interno del discorso più ampio del welfare e del disagio sociale della famiglie e dei territori, superando le diseconomie interne
ed esterne, un percorso in cui il sindacato è pronto a partecipare con idee e proposte credibili.

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