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Sardara. La venerazione di Santa Maria Acquas si fonde col culto della dea madre

Cultura
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Il culto della divinità femminile primordiale risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico. Fonte divina di ogni nascita dava e sosteneva la vita; a lei la vita ritornava per rinascere come nei cicli della vegetazione. la dea di Sardara foto piccolaAttraverso le generazioni,con gli spostamenti di popoli e la contaminazione delle culture, la Grande Dea assunse personificazioni distinte, assumendo un nome diverso in ogni località: Iside in Egitto, Ishtar per gli Accadi, Artemide-Diana ad Efeso, Afrodite-Venere a Cipro, Tanit a Cartagine, Cibele a Roma. A partire dal secondo secolo d.C. anche in Sardegna ebbe inizio la diffusione del cristianesimo che, per alcuni secoli, convissecon i preesistenti culti nuragici, e in particolare con quello della Dea Madre, che continuavano ad essere tramandati di generazione in generazione. Nelle foto – L’antica statua processionale di Santa Mariaquas e la Dea di Sardara, immagine raffigurata in un vaso askoide proveniente dal santuario nuragico di Santa Anastasia e risalente al secondo millennio a. C.

Angelo Mascia

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