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Cagliari. Sulla doppia preferenza di genere il Consiglio regionale ha deciso di rinviare il voto sullo stralcio al 21 novembre alle 16.

Politica Regionale
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Sulla doppia preferenza di genere il Consiglio regionale ha deciso di rinviare il voto sullo stralcio al 21 novembre alle 16. Il motivo? Un emendamento all'articolo 1 che prevede la parità di genere nella compilazione delle liste, sul quale in Aula non è stato raggiunto un accordo. Si poteva votare subito -come ha proposto il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ma evidentemente i maschietti hanno difficoltà a segnare col loro voto la fine del loro xuasrus honoruum. E così meglio il ritorno di tutto il testo in commissione Autonomia, per un approfondimento sull'emendamento. Tutti o quasi d'accordo per il rinvio : Pd, Forza Italia, Udc, Psd'Az e Fratelli d'Italia. A poco è servito il pressing, anche con la presenza oggi in Aula, dei Comitati di donne che chiedono l'introduzione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale statutaria. Battaglia sacrosanta di democrazia se non fosse che l'emendamento s'inserisce in una vera e propria legge truffa. che costituisce un grave vulnus all'uguaglianza del voto dei sardi col suo iperpremio di maggioranza e i il dopppio sbarramento al 10 per le coalizioni e al 5% per le singole liste.
Ecco perché il Comitato di Iniziativa Costituzionale e Statutaria di Cagliari (già Comitato per il NO al referendum costituzionale) ha chiesto un incontro urgente al Presidente Ganau per illustrargli le linee guida per una vera riforma in senso democratico della attuale legge elettorale. Il Comitato ritiene indispensabile che, in vista della prossime elezioni del 2019, il Consiglio regionale voti una nuova legge elettorale di tipo proporzionale che modifichi sostanzialmente l’impianto della legge elettorale regionale oggi vigente.
Ogni piccola modifica quale la possibilità della doppia preferenza di genere in discussione in questi giorni nell'Assemblea regionale, senza una modifica sostanziale del suo impianto, non cambia la natura truffaldina della legge attuale, pensata ai danni di qualche partito e non a vantaggio di tutto il corpo elettorale.
Chiediamo - si legge nel documento - una legge elettorale che riparta dalla Costituzione, nel pieno rispetto dell’articolo 1 che assegna al popolo la sovranità e dell’articolo 48 che considera elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età e allo stesso tempo precisa che il voto è personale ed eguale, libero e segreto.
In questi semplici riferimenti si possono trovare tutti gli elementi necessari per scrivere una buona legge elettorale, una legge che sia in grado di garantire la “sovranità del popolo”, che è tanto più reale quanto più si ha una larga partecipazione popolare al voto.
Questi sono i capisaldi che consentono agli elettori di fare le loro scelte e, a nostro avviso, permetteranno anche un riavvicinamento alle urne di gran parte di quella metà dell’elettorato sardo che nella precedente consultazione del 2014 non ha votato.
Vogliamo una legge che garantisca “uguaglianza” nel voto, sia che si voti per la maggioranza che per un partito o movimento di opposizione, senza gli stravolgimenti generati dal sistema maggioritario nel corso del tempo perché qualunque premio di maggioranza, che di fatto attribuisce una maggior peso relativo ad un voto dato a chi governa piuttosto che a chi sta all'opposizione, è sempre elemento di “distorsione” del principio di uguaglianza del voto sancita dalla Costituzione.
Una legge che garantisca la “rappresentanza” perché ad una supposta governabilità che non può mai essere garantita da una legge elettorale, si preferisce la rappresentanza, questa sì possibile attraverso una buona legge, anche di partiti e movimenti minori perché la democrazia è fatta di pluralità di opinioni che devono trovare sintesi nel parlamento come nei consigli regionali, ovvero negli organi elettivi di governo.
Su questo specifico punto, pur essendo convinti dell’esigenza di una proporzionalità senza soglie di ingresso, si potrebbe comunque considerare una soglia molto bassa in modo da consentire anche a quelle forze e movimenti politici che non intendono far parte di coalizioni di avere una propria rappresentanza proporzionale ai voti conseguiti, per evitare definitivamente il grave vulnus di democrazia presente nella vigente legge elettorale che ha negato la rappresentanza a ben 130.000 elettori sardi.
Una legge che garantisca la parità di rappresentanza di uomini e donne, perché la società è composta di uomini e donne, e non vi può essere discriminazione di genere nell'accesso agli organi elettivi, sarà l'elettorato a scegliere chi eleggere senza discriminazioni in partenza.
A questo riguardo giova ricordare che anche nell’ambito delle materie concorrenti disciplinate dalla modifica dell’art 117 della Costituzione viene riportato che “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”.
A noi pare che sul punto non siano gli ancoraggi costituzionali e normativi a non essere presenti o non sufficientemente chiari, quanto una proterva, acclarata e reiterata mancanza di volontà politica da parte delle consorterie dei partiti.
Per la nostra isola è particolarmente significativa anche la rappresentanza territoriale che va garantita, ma non sacrificata a piccole e spesso meschine oligarchia o capi bastone locali. Al riguardo si ritiene che debbano essere individuati dei collegi elettorali che siano sufficientemente grandi da rappresentare ampie zone del territorio regionale e allo stesso tempo simili quanto a numero di elettori, superando i limiti territoriali imposti dai confini amministrativi delle vecchie provincie.
La scelta di collegi uniformi o almeno tendenti all’uniformità dal punto di vista del numero degli elettori potrà evitare la formazione di un Consiglio regionale totalmente egemonizzato dai due poli demografici di Cagliari e Sassari. Allo stesso tempo, una scelta oculata dei collegi e un corretto meccanismo di attribuzione proporzionale dei seggi che, per esempio, comprenda la possibilità di ripartizione dei resti, potrà evitare la distorsione verificata anche nelle recenti elezioni in Sicilia, dove un movimento politico che ha avuto centomila voti ha avuto il riconoscimento di un solo seggio in Consiglio, a fronte di 11 seggi attribuiti ad un partito che ha avuto appena 250.000 voti.
Anche questo è un caso di grave violazione della democrazia e del principio di uguaglianza del voto, infatti non vi è alcuna proporzionalità tra numero di seggi attribuiti e voti conseguiti.
Questi principi sono validi per ogni espressione del voto sia di tipo nazionale che regionale e locale.
Un altro riferimento per noi imprescindibile è il nostro Statuto che con la legge costituzionale n. 2 del 31/01/2001, all'art. 15 riporta “ ...In armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con l'osservanza di quanto disposto dal presente Titolo, la legge regionale, approvata dal Consiglio regionale con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, determina la forma di governo della Regione e, specificatamente, le modalità di elezione, sulla base dei principi di rappresentatività e di stabilità, del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e dei componenti della Giunta regionale, i rapporti tra gli organi della Regione, la presentazione e l'approvazione della mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, ..., nonché l'esercizio del diritto di iniziativa legislativa del popolo sardo e la disciplina del referendum regionale abrogativo, propositivo e consultivo. Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali”.
Ancora una volta se ci riferiamo alla Costituzione del popolo sardo troviamo i principi ispiratori di una buona legge: rappresentatività e stabilità, esercizio del diritto di iniziativa legislativa del popolo sardo e referendum propositivo, abrogativo e consultivo, condizioni di parità di accesso per uomini e donne.
Per quanto attiene alla rappresentatività è evidente che il sistema proporzionale è l'unico che la può garantire anche per i partiti e movimenti minori, mentre per la stabilità, se è vero che non può essere garantita da nessuna legge, è altrettanto evidente che l’ipotesi di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente eletto può positivamente concorrervi quale elemento di equilibrio sistemico.
La possibilità del referendum propositivo è un altro grande diritto da far valere, specialmente in un periodo caratterizzato da partiti impegnati esclusivamente nella gestione del potere mirata alla propria sopravvivenza e conservazione di privilegi personali.
E' ispirandosi a questi principi - conclude il documemto del Comitato - che può essere scritta una Legge elettorale statutaria per la Regione Sardegna che potrà permettere al popolo sardo di tornare massicciamente alle urne e scegliere consapevolmente i propri rappresentanti.

Andrea Pubusa

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