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Regionali. In una campagna elettorale sottotono, i duelli tra i big all'ombra del campanile di San Ponziano

Politica Locale
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Ne abbiamo viste tante, di campagne elettorali per le elezioni regionali. Abbiamo vaghi ricordi di quella del 1979, nella calura dei giorni dell'esame di 3ª media: fu eletto per la prima volta, la prima di altre cinque volte e sei se riuscirà anche domenica, un trentanovenne di belle speranze, iglesiente, tale Giorgio Oppi, insieme a personaggi già belli che affermati, da Nino Giagu, Pietrino Soddu, Mario Melis, Gian Franco Anedda ed Eusebio Baghino a Nino Carrus, Emidio Casula, Armandino Corona e Andrea Raggio.

Qualcosa in più è rimasto nella memoria della campagna per l'elezione del consiglio regionale nel 1984, quella che determinò la clamorosa estromissione della Democrazia Cristiana dal governo della regione dopo 36 anni e la nascita della giunta rosso-sardista di Mario Melis: ma facemmo la maturità e i ricordi sono quasi tutti per quei giorni.

Sicuramente combattuta fu la prima volta del maggioritario, con l'inopinata sconfitta della coalizione berlusconiana che appena qualche mese prima aveva asfaltato sinistra e centristi alle politiche: era il 1994, anno primo della Seconda Repubblica.

E che dire della marcia trionfale, dieci anni dopo, di Mister Tiscali, l'imprenditore progressista, l'uomo di una Sardegna nuova e proiettata al futuro, Renato Soru: una campagna per scimitarre, o a sinistra con lui o a destra con Mauro Pili che, indossato l'abito di velluto nero, faceva presagire la stagione, ancora di là da venire illo tempore, della svolta indipendentista.

Ricordi ormai lontani, che si socntrano con una realtà inoppugnabile: ma quanto è moscia, questa campagna elettorale per le regionali 2019! Forse sottotraccia, certo sottotono: smossa soltanto e neanche più di tanto dagli interventi dei leader nazionali, Salvini su tutti “all'odor” di una vittoria dell'uomo imposto alla coalizione; agitata dalla protesta dei pastori, che hanno scelto il momento proprizio per portare sul proscenio il problema del costo del latte ovino. Si tratta tuttavia, evidentamente, di fattori esogeni: quanto agli endogeni – i candidati alla presidenza – francamente non hanno fatto granché per risvegliare l'interesse per l'evento, neppure dopo la clamorosa astensione di Cagliari e dintorni alle suppletive per il seggio della Camera lasciato dal pentastellato velista Mura. Colmo dei colmi, uno dei candidati, quello favorito, ha fatto mettere sul manifestone trasportato dai camion-vela non le sembianze sue ma quelle del suo mentore padano.

Senza dubbio è più interessante quel che accade nei singoli collegi all'interno delle liste, con i candidati a caccia della preferenza, spesso in maggiore competizione con il vicino di simbolo che con l'avverasario. Diremo di seguito di quanto avviene nella porzione di Sardegna che si distenda da Fluminimaggiore a Sant'Anna Arresi e da Carloforte a Nuxis, soffermandoci in particolare sul capoluogo di cui scrivemmo, all'inizio della battaglia per voto, essere determinante per tanta della fortuna dei candidati più in vista, nonostante un'astensionismo che toccherà quanto meno quota 50 per cento.

Duelli all'ombra. All'ombra del campanile di trachite e mattoni rossi si giocano almeno tre sfide a suon di voti di preferenza. Gli spazi – quattro i seggi in palio – sono ristretti, anche se non pochi dei concorrenti sono poco conosciuti, ciò che dovrebbe favorire il candidato in campo da tempo o, per lo meno, noto ai più. Il cosiddetto “big”, insomma.

Nel Partito Sardo d'Azione lo scontro è fra due “pezzi da novanta” della preferenza: il recordman delle Comunali di Carbonia di tuti i tempi Fabio Usai e l'ex sindaco di Sant'Anna Arresi Paolo Dessì, consigliere uscente al secondo mandato. Questi ha dalla sua, come è fin troppo scontato, l'esperienza nella campagna elettorale a largo raggio, laddove l'altro è al primo tentativo. Occasione ad ogni modo preparata da lungo tempo: si potrebbe dire che le diverse elezioni comunali a cui ha partecipato con fortuna hanno rappresentato il trampolino da cui spiccare il volo verso Cagliari. Posto che la lista del Psd'Az è la più attrezzata per ottenere un seggio nell'àmbito del centrodestra, è chiaro che l'obiettivo potrà essere raggiunto più facilmente in seguito alla vittoria di Solinas, magari con almeno il 40 per cento. Usai dovrà fare il pieno nella sua città, che tre anni fa gli ha consegnato un bottino di quasi mille preferenze, e raccogliere il restante necessario negli altri centri più popolosi, nei quali ha lavorato alacremente negli ultimi tempi per consolidare rapporti di una certa consistenza: il suo nome sta girando comunque un po' dappertutto, facendo presagire un'altro “boom”. Non è un caso che i soliti beninformati raccontino di aspiranti candidati in fuga dal contatto con “Mister Preferenza”, competitor ovviamente fra i più temuti. Paolo Dessì ha dalla sua sicuramente il paese in cui per quindici anni è stato primo cittadino e il consenso che ha sempre raccolto nel Basso Sulcis: a Carbonia, tuttavia, la sfida con Usai potrebbe penalizzarlo.

Nel Movimento 5 Stelle la campagna elettorale è cominciata con un colpo di scena. A poche ore dal via libera alla lista da parte degli organi competenti, Carla Cannas, con un post sul profilo Facebook, ha chiesto ai suoi eventuali elettori di non considerarla più candidata e, pertanto, di non votarla. Una decisione maturata «per motivi personali», anche se più avanti, precisato di voler continuare «a far parte del M5S, e condividerne i valori fondanti», aggiungeva «sempreché questi si confermino, e/o tornino ad essere gli stessi che ci hanno portato alla vittoria nel 2016», spostando quindi il tema dal personale al politico. Cannas, oggi prima dei non eletti della lista pentastellata, nel recente passato non ha lesinato appunti all'amministrazione comunale guidata da Paola Massidda, schierandosi con un gruppo di militanti, non si sa quanto numeroso visti gli usi e i costumi del Movimento, che rappresentano quella che nei partiti di una volta si chiamava “l'anima critica”. Di questa fa parte anche Carla Mario, ex assessore comunale della Pubblica Istruzione, nonché candidata più votata: anch'ella, tra le altre cose, ha lasciato il posto nell'esecutivo “per motivi personali” ma, da quanto trapelato successisavamente all'addio, di personale v'era assai meno di quanto invece non vi fosse di politico e programmatico. Candidatasi sulla piattaforma Rousseau per le regionali, ha ottenuto gli stessi voti, 48, di Paolo Zandara, pediatra, capolista per le elezioni di domenica, e la gara per il seggio che il M5S dovrebbe prendere sicuramente, al di là del risultato del candidato alla presidenza Francesco Desogus, pare essere proprio fra questi due. A differenza della competitor, il dottore fa parte dell'area ortodossa: compagno dell'assessore comunale alle Politiche Sociali Loredana La Barbera, è in ottimi rapporti con il sindaco e con la gran parte dei consiglieri comunali. Se si dovesse fare ad ogni modo un pronostico, diremmo che il favorito sia il medico dei bambini, che sembrerebbe avere il favore quanto meno della maggioranza “ufficiale” del Movimento. Non parrebbe in grado di entrare in gioco il terzo dei candidati, Niccolò Murgioni, studente universitario comunque capace di raggranellare 41 preferenze sulla piattaforma.

Altro scontro al calor bianco è quello fra Pietro Cocco e Giuseppe Casti, in casa PD. La candidatura dell'ex sindaco di Carbonia è arrivata a sorpresa in dirittura d'arrivo. Non che se ne sentisse parlare, addirittura fin dalle settimane precedenti la sua sconfitta al ballotaggio contro Paola Massidda. Tuttavia i conoscitori delle cose politiche locali parlavano della necessità per il Partito Democratico di mettere in lista un candidato di Iglesias, nello specifico il segretario federale Daniele Reginali, presidente del consiglio comunale di una realtà in cui il partito, dopo tante cocenti sconfitte, è riuscito a riconfermarsi al governo con un sindaco uscito dalle proprie file. Reginali e Casti fanno parte della stessa corrente, quella capeggiata dal presidente della Fondazione di Sardegna Antonello Cabras: il braccio di ferro interno è stato alla fine vinto dal carboniense che, tuttavia, come detto, dovrà vedersela con un osso durissimo. Pietro Cocco, consigliere uscente alla seconda legislatura, è infatti oggi un leader di livello regionale del PD, di cui è stato capogruppo negli ultimi cinque anni. È già prevalso due volte sul candidato spinto da Cabras, prima contro Mauro Esu e poi contro Pietro Morittu. Punta ovviamente a raccogliere consensi un po' dappertutto, laddove a Casti potrebbe nuocere la stretta identificazione con Carbonia: di lui si dice che, oltre che a godere dei favori del numero uno di Conad Nino Flore, sia particolarmente abile a tessere rapporti anche al di fuori del suo partito: che, per esempio, abbia utilizzato a suo favore, nel 2014, lo strappo dentro Forza Italia fra Cappellacci e i Lombardo riuscendo a fare convogliare su di sé una parte del consenso della potente famiglia dell'ex presidente del consiglio regionale. Per Casti, il 24 febbraio potrebbe essere il giorno della rivincita o quello di una nuova sconfitta che potrebbe essere l'ultima. Sicuramente c'è del coraggio nella sua scommessa o, forse, un una certa quel dose di guasconeria: quasi abbia voluto dire ai suoi detrattori, che non sono pochi, che hanno fatto male ad aver pensato di essersi liberati di lui. Il risultato tuttavia, in un partito in costante perdita di consenso, non sarà facile, soprattutto se a Zedda non riuscisse il sorpasso: il seggio, se ci sarà, non può che essere uno e uno solo e Cocco parrebbe in vantaggio.

A caccia del quorum. Ci sono invece i candidati che, ancorché capaci di raccogliere probabilmente una buona messe di preferenze, hanno come unico avversario il traguardo del quorum da raggiungere, talvolta con impresa al limite del disperato.

In questo differente tipo di gara all'ultimo voto di lista, vediamo in buona posizione soprattutto Luca Pizzuto, uscente di Sinistra e Libertà. Certo, per l'estrema sinistra, dalle nostre parti ultimamente non sono state rose e fiori, così come per tutta la “rive gauche” ma Pizzuto è candidato abile e ben radicato nel territorio e, ad onta della giovane età, già sufficientemente esperto per affrontare una campagna elettorale sicuramente difficile. Nel frangente ha raccolto anche il favore degli esponenti dell'ala dissidente espulsa dal PD prima delle comunali del 2016, in occasione della quale diedero vita alla coalizione con Ugo Piano candidato a sindaco.

Altro esponente della schiera è Gigi Rubiu, il candidato più votato cinque ani fa, allora nelle file dell'UDC, con poco meno di 4 mila preferenze. Consensi che ora deve riuscire a portare in larga parte nella sua nuova casa, quella dei Fratelli d'Italia: dal centro alla destra radicale, dunque, ma nessuno pensi che il “trauma” del salto all'estremità della coalizione di centrodestra possa pregiudicare il possibile risultato. Anche perché, da quanto è dato sapere, il passaggio dalla cerchia di Giorgio Oppi a quella di Giorgia Meloni non sarebbe avvenuto in solitudine bensì previo consenso di amici e “grandi elettori”.

Il sondaggio della Nuova Sardegna di qualche settimana fa ha detto, tra le tante cose, che fra i “solitari”, candidati alla presidenza sostenuti da una sola lista, chi si trovava, in quel momento, a cavallo del 5 per centro che determinerebbe il raggiungimento di un seggio, c'è Sardi Liberi di Mauro Pili, il vulcanico ex enfant prodige di Forza Italia, ormai da anni approdato nella galassia indipendentista. Con lui, nel Sulcis Iglesiente, c'è il conduttore radiofonico e imprenditore Luciano La Mantia. Più volte ha tentato la candidatura a più livelli, non riuscendo mai ad essere eletto anche perché spesso collocato in liste non capaci di ottenere il diritto al seggio. Di preferenze, tuttavia, ne ha sempre prese tante e c'è da scommettere che pure questa volta il successo personale gli arriderà.

Il citato referendum aveva altresì dato poche speranze al Partito dei Sardi, una formazione che era data in grande ascesa qualche anno fa e che forse la scelta della “traversata in solitario” potrebbe avere penalizzato quanto all'appeal elettorale. Il leader Paolo Maninchedda ha pesantemente contestato le modalità di raccolta delle opinioni e ha dunque ricusato la previsione nefasta. Si vedrà lunedì pomeriggio. Un fatto è certo: se v'è uno dei candidati che potrebbe usufruire dell'exploit del PdS, questi è Fabio Enne, fresco ex segretario della CISL sulcitano-iglesiente. Appoggiato dalla maggiornaza del sindacato che lasciato dopo trent'anni di attività, sarà senz'altro il più votato: non gli resta che sperare che Maninchedda, quanto alle previsioni pubblicate dalla Nuova Sardegna, avesse ragione.

Stesso discorso vale per Peppino La Rosa che deve sperare non solo in un buon risultato dei Riformatori Sardi, collocati a sostegno di Cristian Solinas, ma anche nella vittoria di quest'ultimo. Non dovrebbe temere la concorrenza di Gianni Melis ex sindaco di Narcao e a capo dell'organizzazione del festival Narcao Blues.

Difficile, infine, la sfida di Sandro Masciarelli, che ritenta la sorte dopo tante compagne elettorali fortunate del passato e qualche più recente insuccesso. La sua presenza nell'Unione Dei Sardi di Mariolino Floris è la più solida ma il raggiungimento del quorum appare davvero una vetta inespugnabile: lunedì, per lui e per tutti, sarà il giorno della verità.

Giovanni Di Pasquale

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