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Gisella Orrù, un nome, un giallo. Il giornalista Paolo Matteo Chessa racconta in un libro il caso giudiziario

Cultura
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A trent’anni esatti dall’assassinio della sventurata sedicenne gli antefatti, i fatti e gli oscuri retroscena vengono riproposti, con una minuziosa ricostruzione cronologica e con dettagli inediti, nel libro “Gisella-Una verità in fondo al pozzo”, scritto dal giornalista Paolo Matteo Chessa, che più di ogni altro seguì l’interminabile e mai concluso evolversi della scabrosa e allo stesso tempo triste vicenda. Per non dimenticare Gisella, proprio dal 28 giugno, la stessa data in cui nel 1989 scomparve la studentessa di Carbonia, il volume sarà disponibile nelle librerie o acquistabile anche on line. Probabilmente uno dei casi giudiziari più complessi e coinvolgenti della cronaca isolana. Una vicenda per molti aspetti emblematica, a tratti indecifrabile, che prese le mosse negli ultimi giorni del giugno 1989 in quel di Carbonia, con la scomparsa di Gisella, bellissima studentessa sedicenne. Nove giorni più tardi il corpo senza vita e totalmente nudo di questa sventurata ragazza venne scoperto sul fondo melmoso di un pozzo-sifone della rete di irrigazione, nelle campagne di San Giovanni Suergiu. Era stata uccisa in modo barbaro, bestiale, non prima, però, di essere stata abusata sessualmente oltre l’immaginabile. Fu appunto l’inizio del “Giallo del pozzo”, che ebbe un grosso risalto anche in ambito nazionale e che ancora oggi appare intriso di zone d’ombra e d’interrogativi, nonostante la condanna di due uomini (uno morto suicida in carcere) e l’inatteso proscioglimento di altre due persone. Una vicenda complessa, appunto, impregnata di troppe zone d’ombra dal punto di vista delle indagini e dai discordanti verdetti dei processi.

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