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"Antioco" Ipotesi di un santo d’oriente con origini sulcitane. Di Roberto Lai

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"Antioco" Ipotesi di un santo d’oriente con origini sulcitane. Di Roberto Lai

prologo.

La difficoltà maggiore nell’occuparsi delle figure dei martiri e dei santi dei primi secoli del cristianesimo è quella del separare il nucleo di realtà storica dalle aggiunte, spesso leggendarie e di carattere agiografico, imbastite nei secoli successivi.
La vicenda di S. Antioco, come narrata dalle fonti agiografiche, in primis la Passio Sancti Antiochii martyris del XII secolo, parla della fama di un guaritore che, in nome di Dio, sanava dai mali fisici e spirituali tutti coloro che invocavano il suo aiuto. Come recita un passo dei diari di Monsignor Raimondo Ingheo: “Seguendo l’esempio del Divin Redentore dedicò tutto sé stesso alla missione sublime di sanare le anime. Come sulle rive del Giordano per virtù del Nazzareno, guarivano gli infermi, così pure sulle spiagge africane, alla voce di Antioco, invocando il nome santissimo di Gesù Cristo e benedicente col segno augusto della croce, anche i mali più ribelli sparivano”. La Passio Sancti Antiochi martyris è la più antica e importante fonte storica sul martire sulcitano. Il testo originale è purtroppo andato perduto; ci rimane una fedele e integrale copia custodita nell’archivio del Capitolo della cattedrale di Iglesias, fatta eseguire nel 1621 dall’arcivescovo di Cagliari, Francesco Desquivel, scopritore delle reliquie del Santo.L’originale era scritto su pergamena con copertina in pelle scura. La sua compilazione si può senz’altro datare tra il 1089 e il 1119, periodo in cui i monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia ebbero il possesso della chiesa del Santo. L’antico agiografo scrive che in Africa, e in particolare in Mauretania, svolgeva la sua professione un medico di religione cristiana, chiamato Antioco, il quale non voleva ricavare alcun lucro, ma soltanto il bene spirituale. Nella Passio leggiamo: “Riteniamo che a questa schiera di beati martiri appartenga il santissimo martire Antioco, la cui passione, che abbiamo appreso da una verace relazione, presentiamo a tutti i fedeli di Cristo. Antioco nasce in Mauretania1, che divenne parte della provincia romana nel 33 d.C. La sua nascita viene datata intorno al 95-96 d.C. Governatore di questa regione pare fosse lo stesso padre di Antioco, di cui non si conosce il nome, ma che di certo era di religione pagana, al contrario della moglie Rosa e dell’altro figlio, Platano, sicuramente cristiani.

Mappa dell’Impero: la Mauretania è divisa tra la provincia della Mauretania Tingitana e quella della Mauretania Cesariense.
Educato al cristianesimo, Antioco intraprese gli studi in medicina che usò come mezzo per facilitare la conversione di tanti “infedeli”. Ben presto si sparse la voce della carità e dei prodigi di questo medico cristiano, che non chiedeva né regali né ricompense per la sua opera e curava tutti per amore di Dio. La conseguenza di ciò fu l’aumento della sua fama in tutta la regione Mauretania e, soprattutto, un gran numero di pagani che si convertirono al cristianesimo. Il nome e la reputazione di questo santo medico non poterono restare a lungo ignoti all’imperatore Adriano che, venutone a conoscenza, ordinò di condurre alla sua presenza Antioco. Quando il Santo arrivò al cospetto dell’imperatore, si inginocchiò e cominciò a pregare il Signore Iddio. Adriano, in preda all’ira, lo accusò di aver prestato il suo nome a una setta nemica dell’Impero e di aver negato il culto degli dei per adorare un uomo crocifisso. Dopodiché, ordinò che fosse sottoposto a una serie di terribili supplizi dai quali, però, con gran sorpresa dei presenti, Antioco uscì miracolosamente indenne. Mentre meditava quale altro terribile tormento potesse ancora infliggere al servitore di Dio, un terribile terremoto distrusse tutte le statue degli dei pagani. Innanzi a questo, Adriano e tutto il popolo dei pagani ebbero così paura che l’Imperatore ordinò che Antioco fosse esiliato in un’isola chiamata Sulcitana. A seguito di quell’ordine, un cavaliere romano, chiamato Ciriaco, si imbarcò con Antioco e, dopo diversi giorni di navigazione, arrivarono nell’isola deserta di Sulci e quivi il Santo fu lasciato in esilio. Il santo uomo, vedendo la bellezza dell’isola, fu grato al Signore di questa fortuna e cercò un luogo dove ripararsi e poter pregare tranquillamente. Ma la sua presenza venne denunciata al governatore romano che si trovava a Cagliari, il quale mandò un plotone di soldati per arrestarlo. Antioco non oppose resistenza al suo arresto e chiese ai soldati che prima di partire gli fosse consentito di pregare Dio. Terminata la preghiera, con la quale affidava a Dio il popolo sulcitano, sentì una voce dal cielo che diceva: “Antioco, hai cercato e chiesto cose buone e, quale fedele servitore di Dio, verrai accolto in paradiso. Chiunque invocherà il tuo nome sarà aiutato e liberato in qualsiasi infermità…” La tradizione riporta come giorno della sua morte il 13 dicembre dell’anno 127.

Capitolo Primo. L’imperatore Adriano 

00 00 monrta adriano 2Moneta di Adriano per celebrare la provincia. L'Africa personificata indossa un copricapo a testa di elefante.

Sappiamo che Adriano fu un grande viaggiatore non per irrequietezza di spirito o per desiderio di vedere o godere, ma per la necessità che l’Imperatore sentiva di osservare le condizioni delle province e di provvedere ai loro bisogni e al loro sviluppo. Adriano, grande stratega nella politica estera, si distinse per la capacità di mettere in sicurezza i confini, rinunciando a proseguire la politica espansionistica del suo predecessore Traiano, e contribuì in modo determinante alla prosperità e stabilità della sua epoca che continuò e raggiunse l’apice sotto i successori Antonini. Irascibile, permaloso e megalomane, non tollerava critiche e contraddizioni. L’agiografia riporta anche Santa Sinforosa come martire sotto il suo regno. Adriano trascorse nelle province circa tre lustri del suo impero. È ancora incerta la cronologia dei suoi viaggi, ma più che le date hanno importanza i risultati del lungo peregrinare dell’imperatore. Iniziò col visitare la Gallia, dove fu, come pare, nel 119, dove era diffuso il paganesimo e vi faceva la comparsa anche il cristianesimo. Dalla Gallia Adriano si recò nella Germania superiore e inferiore, dove diede impulso alle fortificazioni di frontiera e provvide alla disciplina delle legioni; poi passò nella Britannia dove, seguendo la sua politica di difesa, ordinò una linea di sbarramento munita di trincee e fortini (Vallum Hadriani). Dalla Britannia l’Imperatore, attraversando la Gallia, passò nella Spagna, forse la più fiorente delle province d’occidente. Si trovava a Tarragona, forse nell’inverno del 123, quando una insurrezione scoppiata nella Mauritania lo costrinse a passare in Africa. La sua presenza valse a quietare questa regione occidentale africana, la quale resisteva ancora tenacemente alla penetrazione delle armi e della civiltà romana. Anche qui l’Imperatore dovette prendere provvedimenti per la difesa militare e, dopo un’offensiva verso l’Atlante, iniziò la costruzione di un vallum. Inoltre, trasferì i quartieri della Legione III Augusta a Lambese. 
Roberto Lai

Capitolo Secondo. L'Imperatore Adriano in una scultura di Antonio Cauli
00 00 imperatore traianoNel caso di Antioco è possibile rintracciare elementi storici concreti nell’agiografia creatasi nei secoli successivi circa la vita del patrono sulcitano, sia per la asserita provenienza dalla Mauretania, dove non solamente la documentazione epigrafica è particolarmente abbondante, ma è stata, soprattutto, ben studiata, sia per il periodo, l’età adrianea, tra i meglio documentati della storia romana. Innanzitutto, se è immediatamente chiaro come il nome di origine greco-macedone Antiochos non possa appartenere al figlio del procuratore della Mauretania Cesariense, come vorrebbe la leggenda, che, con un topos tipico delle agiografie, tende a nobilitare la figura del protagonista facendone un membro di famiglia reale o comunque nobile, in rotta con la famiglia d’origine, pagana, per la propria adesione al cristianesimo, si può invece cercare di inquadrarlo nell’ambito degli studi fatti da autori come Solin, Leveau o, soprattutto, Le Bohec sulla composizione della III Legione Augusta, di stanza appunto nella Mauritania, a Lambaesis. Sulla base di detti studi, la questione dei nomi greci è stata argomento di dibattito tra gli studiosi, e tre tesi si sono affrontate a questo riguardo. Antioco, come detto, è nome di origine greca; nel II secolo, nell’onomastica della III Legione Augusta, i nomi greci erano il 7% rispetto al 91% di nomi latini ed allo 0,5% di nomi indigeni e 2% di altra origine (in aumento rispetto al secolo precedente (1% greci, 96% latini, 1% indigeni, 2% di altra provenienza)2 Per H. Solin3, il fatto di portare un nome greco ha innanzitutto un significato sociale: esso indica che si è di fronte a uno schiavo o a un liberto. Ma Philippe Leveau4, proprio per il periodo in cui si svolge la vicenda di Antioco, ha messo in evidenza anche la possibilità di un fenomeno di moda, in particolare per quanto riguarda l’epoca di Adriano (117-138), notoriamente filelleno. Infine, P. Huttunen5critica Solin, ritenendo riduttivo l’attribuire nomi greci solamente a personaggi di origine servile. In ogni caso, trattandosi di legionari, questo tipo di nomi ricorre solo raramente. Per quel tanto, dunque, che è possibile stabilire sulla base di una così ristretta documentazione, si deve pensare, come scrive Le Bohec, a una loro distribuzione in tre categorie: soldati provenienti dall’Oriente, altri provenienti dal campo, ossia figli di soldati o di ausiliari che avessero ricevuto la cittadinanza romana dopo il congedo, e altri vissuti nel II secolo, ossia all’epoca di Adriano. Ora, le fonti sono concordi nell’attribuire ad Antioco la professione medica e non quella militare; ma la sua storia africana sembra, come vedremo, gravitare intorno al campo militare di Lambaesis, creato sotto Adriano. Il nome Antioco, poi, riporta immediatamente ai territori della Siria–Fenicia che erano stati parte del regno seleucide di Siria, uno dei regni nati dalla dissoluzione dell’Impero di Alessandro Magno, e il cui ultimo grande sovrano era stato Antioco III il Grande, sconfitto da Lucio Scipione Asiatico a Magnesia nel 190 a.C. L’unica unità presente in Mauretania Cesarensis arruolata in Siria era la I Ala Augusta Parthorum6- nella Mauretania Tingitana era presente la Cohors Equitata Ituraeorum- anche se rimane il fatto di essere stata composta da Parti, quindi di lingua iranica. Si può però anche avanzare una diversa ipotesi, forse più probabile, sull’origine familiare di Antioco, particolarmente interessante per gli sviluppi successivi della vita del Santo. Nel 1990 padre F. Pili pubblicò una lucerna proveniente dalla necropoli di Sulcis7 con inciso due volte in caratteri neopunici il nome ‘NTYKS, Antioco, una volta scritto prima della cottura della lucerna, la seconda, invece, graffito sul corpo del reperto. L’oggetto è databile, sulla base dei caratteri neopunici, al I secolo a.C.- I secolo d.C.8, e non può quindi far riferimento al culto del martire. Si tratta della più antica attestazione del nome in Sardegna, e per di più in un ambito neopunico. L’importante testimonianza fu rinvenuta nella località detta Is Pirixeddus non lontano – secondo la notizia data sempre da padre F. Pili – dalla necropoli di Sulcis. Il reperto, frammentario, è stato ritrovato casualmente e consegnato al compianto rettore della basilica Don Demetrio Pinna.
La lucerna è stata datata in base alla forma dei segni (l’oggetto appare troppo frammentario per essere datato con sicurezza sulla base della tipologia). Tali segni sono dello stesso tipo rispetto a quelli neopunici attestati in Africa del Nord e su altre iscrizioni neopuniche della Sardegna, della Sicilia e di Malta. L’iscrizione doppia è leggibile nei due esempi con sicurezza e F. Pili l’ha giustamente trascritta ’NTYKS, resa neopunica del nome greco Antiochos. Il nome, come ha notato l’editore, è un nome originariamente greco molto diffuso, ma attestato in Sardegna in punico qui per la prima volta. Mentre F. Pili supponeva che consistesse nella trascrizione del latino Antiocus, la professoressa Maria Giulia Amadasi afferma “che si possa trattare della trascrizione proprio del greco Antiochos. Si spiega meglio così sia l’uso di K fenicio, che in quest’epoca, come già osservato, corrisponde a chi del greco, consonante originariamente aspirata, ma diventata spirante in questo periodo, così come forse spirante era diventata la pronuncia della K fenicia"9.

Roberto Lai


Capitolo terzo. Lucerna con nome Antiochos ( da sperlonga Sarda 9 nr. 75 )

00 00 lucernaSolo un’unità di stanza in Mauretania Cesariensis poteva avere soldati in grado di parlare in neopunico: la II Cohors Peditata Sardorum di stanza a Lambaesis, unico reparto formato da sardi (ricordiamo che la Sardinia era provincia romana, e non parte delle regiones dell’Italia augustea), ed è probabile che proprio in tale unità abbia militato il padre di Antioco, ricevendo la cittadinanza romana, trasmessa al figlio. Antioco sarebbe, dunque, di origini sulcitane.
Antioco, quindi, doveva parlare il greco e il neopunico, sia per la provenienza familiare sia per essere vissuto in una zona in cui il neo-punico era ancora parlato, esattamente come nella zona sulcitana in cui il nome è attestato per la prima volta. Non è azzardato, dunque, ritenere che Antioco sia stato deportato per la sua professione di fede cristiana proprio nella zona di cui era originaria la sua famiglia, e che era stata utilizzata già nel I secolo come luogo di deportazione di ebrei e, probabilmente, di cristiani. Svetonio attesta che Claudio Judaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Roma expulit deportandoli appunto in Sardegna, come già aveva fatto Tiberio, che vi aveva inviato quattromila ebrei e seguaci dei culti egizi per combattervi i briganti10.
La maggior parte degli autori acconsente che “Crestos” non sia altri che Cristo - del resto Tertulliano, Apol. 3, rimproverava ai romani di dire chrestianos anziché christianos - il che prova che al tempo di Claudio i dissidi tra ebrei e cristiani erano visti come una bega interna alla comunità giudaica.Va ricordato come proprio a Sant’Antioco, presso la basilica del Santo, all’inizio del secolo, furono individuate due catacombe di origine ebraica del IV secolo, alcuni resti delle quali sono oggi conservati nel museo, come la rappresentazione di una Menorah, il candelabro ebraico a sette braccia, e iscrizioni ebraiche e latine, a testimoniare la persistenza in loco di una comunità ebraica.Si è ricordato come Antioco sia un nome legato alla Siria e al regno seleucide. La presenza del nome graffito sulla lucerna, che cronologicamente corrisponde all’epoca delle deportazioni, potrebbe far risalire l’introduzione del nome in Sardegna proprio ai giudei deportati sotto Tiberio e Claudio: del resto l’ebraico e il punico sono lingue semitiche strettamente affini sia come sintassi che come vocabolario. Tra i vari episodi della vita del Santo, è noto l’incontro-scontro con l’imperatore Adriano.Se è del tutto inconcepibile che Adriano, fra l’altro pressato dalla necessità di ispezionare le truppe, assistere alle manovre e far costruire il castrum fortificato di Lambaesis, possa aver voluto incontrare uno sconosciuto guaritore di una classe sociale molto bassa11, resta il fatto concreto che effettivamente l’imperatore si trovava in Mauretania e che Antioco deve aver prestato un qualche tipo di servizio medico presso le truppe lì stanziate, di sicuro non come medicus ordinarius, ruolo rivestito solitamente da un militare appartenente all’ordine equestre, ma probabilmente come capsarius. In effetti, se fosse stato medicus e appartenente all’esercito, Antioco sarebbe stato punito secondo le leggi militari e non con la deportazione ad metalla12. A supporto di quanto ho esposto, ritengo utile segnalare un ulteriore documento storico che ci riconduce alle miniere di Metalla, attuale Grugua – Buggerru. 00 00 antioco.lapide.nerone webSi tratta di una piccola epigrafe, parziale compendio di un più ampio sequestro di reperti archeologici che ho avuto l’onore di eseguire nel mese di marzo del 1995. Si trattava di un lotto composto da una cinquantina di reperti attribuibili a un contesto di una necropoli di età romana da contestualizzare ad analoghi reperti restituiti dagli scavi dei lembi della necropoli romana già indagata nel centro sulcitano. In particolare, la necropoli da cui provenivano i reperti doveva essere del tipo a incinerazione. Testimoniano, infatti, questo rito funerario le ciste o cassette in piombo e alcuni contenitori ( brocca e olla) che ancora conservavano e dovevano contenere le ceneri del defunto cremato. Alle cremazioni dovevano comunque affiancarsi le inumazioni in anfora: tale rito è comprovato da un’anfora che ha subito il taglio intenzionale di una sezione della pancia per l’evidente inserimento del defunto. Di grande interesse un’ulteriore olla che ripete, in grandi dimensioni, la forma e la decorazione (a motivi ricorrenti di striature) dei più diffusi boccaletti a pereti sottili, di cui esiste un esemplare tra il materiale dello stesso contesto funerario. A chi appartenevano i residui di cenere presenti nei reperti? Ci ha svelato il mistero la professoressa Francesca Cenerini, che ha dato voce a una lastrina rinvenuta insieme al corredo funerario13. La pietra misura cm 18,5x13,5x2,5 e ( riporta:
Axiochus, Ner(onis) Claudi ser(vus) reg(ionarius),
Anche il nome Axiochus, che non fa parte dell’onomastica italica, è sicuramente un nome di origine greca, ampiamente attestato ad Atene. Si tratta di un ser(vus), cioè di uno schiavo addetto all’ufficio amministrativo di una delle regiones della Sardinia, molto probabilmente quella sulcitana. Ho voluto ricordare questo documento perché il nostro Axiochus ha una storia simile a quella dei tanti cristiani deportati a Metalla. 
La diffusione e la popolarità di Antioco si diffuse in tutta la Sardegna. Ancora oggi è capillare la presenza del Santo dal nord al sud dell’isola. Queste presenze sono da considerare chiaramente successive alla morte del Santo e tese a legare alla figura dell’evangelizzatore le diocesi locali e a giustificarne il culto (alcune di queste località non esistevano nel II secolo, come Sassari, fondata nel XIII secolo!). I racconti riguardo alla presenza di Antioco nelle tombe puniche abbandonate, in cui sarebbe morto il 13 novembre del 127, hanno sicuramente un radicamento storico.

Roberto Lai

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