NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
10
Mon, Aug
36 Nuovi articoli

Un tuffo nel passato. Miniera ARGENTIERA - 18 novembre 1910 – Naufragio del veliero Warrior di Luciano Ottelli

Cultura
Aspetto
Condividi


La rada di San Nicola è esposta ai venti di maestrale e il fondo del mare degrada repentinamente tanto che a pochi metri dalla riva vi è già una profondità di alcuni metri. Questo fatto fa sì che nei momenti di mare agitato e di burrasca, le onde frangano direttamente in vicinanza della riva scaricando tutta la loro forza sulla costa rocciosa o sulla battigia.
Una giornata di forte burrasca fu quella che segnò il destino di uno sfortunato grande veliero.
Alle ore 11 del 18 novembre 1910 ( come riportano le cronache) il veliero di nome WARRIOR (Guerriero) di 1687 tonnellate di stazza lorda e lungo circa 68 metri, rappresentato nel disegno di Gianfranco Madarese, spinto dalla furia del mare, andò a sbattere contro gli scogli e affondò nella zona indicata con un rettangolino rosso nella foto.
L’area così delimitata riporta la esatta ubicazione della zona del naufragio e di vari relitti che ancora vi sono giacenti come ad esempio, ad una profondità di una decina di metri, alcuni spezzoni degli alberi.
Una delle ancore del veliero poggiava sulle rocce ed emergeva parzialmente nella zona conosciuta come “L’ANCORA”. Purtroppo tale ancora, che qualcuno ha tentato di rimuovere, è oggi completamente sommersa. Un’altra ancora, collegata ad alcuni metri di catena, giace alcune decine di metri poco lontano su un letto di posidonie a circa 17 metri di profondità.
Nella zona del naufragio fu recuperata anche la campana del veliero.
Nei primi anni ’50 gli anziani della miniera ricordavano come il mare e tutta la costa fossero disseminati di pezzi del relitto, alcuni di dimensioni notevolissime che furono sbattuti dalle onde contro le strutture del molo (allora su palafitte) danneggiandolo fortemente tanto da creare grosse difficoltà alla società mineraria che per un lungo periodo non potè usufruire di tale struttura per i diversi trasporti via mare. Le parti più grosse del relitto, al fine di evitare che il molo venisse ulteriormente danneggiato, furono ridotte con l’uso di esplosivo e quindi recuperate.
La storia del Warrior, ricostruita dalla rivista “La rassegna d’Ischia” –Aprile/maggio 2003, presenta ancora alcuni aspetti misteriosi: testimonianze discordanti circa orari e ubicazione di avvistamenti scialuppe di salvataggio e di altri particolari. Riporta invece con precisione nomi, cognomi, età e luoghi di provenienza dei 17 componenti l’equipaggio di cui 8 (il comandante del veliero, il nostromo, 3 marinai e 3 mozzi di età compresa tra 15 e 17 anni) rimasero vittime del naufragio mentre 9 ( tra cui il comandante in seconda) furono i marinai scampati al pericolo.
Ma alcuni resoconti sulla storia del Warrior possono rilevarsi nelle pagine del libro “WOODEN SHIPS AND IRON MEN”.
Sul veliero, verso la fine dell’800, si verificarono alcuni avvenimenti che crearono intorno al Warrior una triste reputazione. Nel settembre 1896 arrivò a Boston proveniente da un porto delle Filippine. A Boston, la maggior parte dell’ equipaggio scese a terra e corse verso il Consolato Britannico dove presentò una serie di gravi accuse nei confronti del Comandante, dei colleghi e dello steward.
Uno dei membri dell’equipaggio, un certo Alfred WHITE, dichiarò:
” Arrivammo a Rio de Janeiro nel Dicembre 1895 e ripartimmo per Manila.
Il viaggio cominciò con gli ufficiali che imprecavano contro i membri dell’equipaggio. Il comandante più di una volta suggerì di prenderli a colpi di roncola sino a quando non fosse venuto fuori il cervello……..
Dopo 6 settimane a bordo, lo steward aggredì un marinaio, prima prendendo un coltello che teneva nella cintura, poi colpendolo con calci nelle costole. Il cane del comandante fu aizzato contro l’uomo che venne morsicato più volte. Il comandante (che nel mentre stava leggendo), sollevò lo sguardo, si mise a ridere e proseguì a leggere il suo libro. L’uomo era stato colpito nell’orecchio sinistro e da allora rimase sordo. Due settimane dopo lo stesso uomo fu oggetto di altre violenze da parte dello steward e fu ancora preso a morsi.
Inoltre, un marinaio, che fu costretto a letto con la febbre per 4 o 5 settimane, ritenuto morto, venne sepolto nonostante uno dei membri dell’equipaggio lo avesse visto aprire gli occhi. Pertanto venne sepolto quando era ancora vivo.
Il 13 aprile, un altro degli uomini ebbe una colluttazione con il secondo di bordo quando erano ancora nel porto di Cebu, nelle Filippine. Questi aggredì il marinaio con un coltello e lo costrinse a scappare saltando dalla nave. Prima di tornare a bordo, l’uomo raccontò il caso al Consolato Inglese che però lo invitò a ritornare a bordo consigliandogli di riportare il caso al consolato inglese a Boston.
Il 3 maggio lo steward attaccò un altro marinaio e lo fece assalire dal cane.”
Questo terribile racconto era stato firmato da White e da altri 11 elementi dell’equipaggio del veliero Warrior e il consolato inglese aprì un’inchiesta.
Queste furono alcune delle oscure vicende che accompagnarono la cupa fama del Warrior sino alla sua tragica fine sulla costa dell’Argentiera.

Luciano Ottelli

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna