NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
18
Mon, Nov
32 Nuovi articoli

Nuxis. Presentati i primi risultati della campagna di scavi nella grotta di Acquacadda.

Cultura
Aspetto
Condividi

Il 25 settembre scorso in una affollata conferenza svoltasi nella ex miniera di Sa Marchesa (in comune di Nuxis) sono stati presentati al pubblico i primi risultati della prima campagna di scavi nella grotta di Acquacadda. Ha aperto i lavori il sindaco di Nuxis Pierandrea Deias che dopo i saluti di rito ha dichiarato di essere molto soddisfatto per la conclusione di una bella esperienza che ha arricchito tutta quanto la comunità. In seguito è intervenuta Sabrina Cisci, funzionario della Soprintendenza competente per il Sulcis, che ha illustrato i risultati delle sue ricerche sul periodo dell’età classica e alto medievale, del quale nel territorio di Nuxis rimane la splendida chiesetta campestre dedicata Sant’Elia databile al VI-VII secolo.

scavi nuxisInfine il professor Riccardo Cicilloni direttore degli scavi, dopo aver evidenziato il ruolo fondamentale svolto dalla SpeleoClub di Nuxis (guidato da Roberto Curreli) per il supporto logistico, ha annunciato che il progetto di ricerca si svilupperà per almeno altri 2 anni e in seguito ha spiegato che l’idea di scavare nella grotta di Acquacadda ha preso le mosse da alcuni saggi svolti dalla professoressa Ferrarese Cerruti sul finire degli anni ‘60 ma purtroppo dei risultati di quelle indagini sono rimaste poche tracce frammentarie in alcune pubblicazioni. In seguito è stato descritto il lavoro del team di ricerca (composto da 30 studenti) all’interno della grotta che si è svolto in condizioni tutt’altro che semplici visto che in alcuni casi è stato necessario rimuovere delle concrezioni calcaree già rovinate per agevolare il lavoro degli archeologi. Complessivamente sono stati effettuati tre saggi: il primo ha portato alla luce quello che sembra essere un focolare risalente alla cultura di Monte Claro (2400-2100 a.C.); nel secondo saggio, dopo la rimozione di diversi sedimenti fangosi, ci si è imbattuti in quella che è stata definita una scoperta straordinaria per la Sardegna: infatti sotto uno strato di cenere è emerso un “tappeto” di cocci di terracotte risalenti all’età del rame che sembrano essere stati disposti appositamente forse per un rito funerario.

Di difficile interpretazione il terzo saggio, eseguito con tutta probabilità nei pressi di quello che doveva essere un ingresso più agevole ma ora coperto da una discarica di inerti della miniera, dove sono emerse ceramiche appartenenti a periodo molto diversi.

I numerosi reperti organici (in prevalenza ossa animali) e inorganici rinvenuti saranno sottoposti a sofisticate analisi chimiche per ottenere una datazione più precisa e in seguito gli archeologi, con la collaborazione degli antropologi, proveranno a comprendere la funzione precisa della grotta che è stata utilizzata per un lunghissimo periodo di tempo.

Oltre alla scoperte archeologica in sé, ciò che è stato veramente importante in questa campagna è stato l’esperimento di condivisione con la comunità attraverso l’apertura al pubblico dello scavo stesso: infatti sono state alcune centinaia le persone (appassionati, diverse scolaresche del territorio e semplici curiosi) che hanno approfittato dell’occasione per vedere gli archeologi all’opera. Questi ad ogni gruppo di visitatori hanno spiegato che l’attività di scavo, per evitare di perdere informazioni preziose o di danneggiare i reperti, deve essere lenta e meticolosa contribuendo in questo modo a sfatare il luogo comune che vuole l'archeologo come un avventuriero solitario scopritore di grandissimi tesori. Dunque, visti i risultati estremamente positivi la speranza è che questo tipo di esperienza venga ripetuto anche in futuro.

 

Roberto Pinna

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna