NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
15
Thu, Nov
24 Nuovi articoli

Carbonia. Applausi per “La signora Savage”, mise en scène della compagnia teatrale “La Clessidra”. Positivo il bilancio del cartellone

Spettacolo
Aspetto
Condividi

«Raramente mi sono innamorata dei personaggi di un testo con questa intensità. Sono sicura che lo stesso accadrà al pubblico». Così, nello scorso dicembre, Anna Pina Buttiglieri, fondatrice e regista della compagnia teatrale “La Clessidra”, nel presentare “La signora Savage”, lavoro del suo ensemble per il programma firmato Cedac. proposizioni, a conti fatti, quanto mai riuscite: al termine della rappresentazione che ha chiuso il cartellone di teatro e danza, la parola che viene in mente è proprio “amore”. Il filo che lega i personaggi allo spettatore è un feeling di fine grana sentimentale; nel rapporto fra gli attori e i personaggi si scorge un sentimento profondo; emerge infine con nitore il dichiarato “innamoramento” della regista per la vicenda e la varia umanità che si aggira nella casa di cura psichiatrica “I Chiostri”.

Presentando lo spettacolo si era scritto di una «commedia brillante»: così è stato ma, certo, non si tratta di una commedia leggera. Il testo di John Patrick è infatti denso di significati e sfaccettature ed il lavoro della compagnia finalizzato a renderli al meglio sulla scena non deve essere stato facile, con dieci personaggi tutti dotati di una chiara personalità e impegnati in dialoghi piuttosto intrecciati.

Il plot interpone una squallida vicenda familiare, nella quale due figliastri vogliono mettere le mani sull’ingente eredità che la vedova, a loro dire, sta sperperando con dissennata prodigalità, e la vita ovattata e ripetitiva della clinica privata e dei suoi ospiti affetti da manie e tic per lo più bizzarri. Ad essi, i due rampolli del magnate defunto, vorrebbero aggiungere la matrigna, in modo tale che sia interdetta e privata della disponibilità dei beni ereditati dal consorte. Tra la signora Savage, la quale non nasconde tratti di stravaganza, e i pazienti dei “Chiostri” si instaura un sentimento di profonda empatia, favorito dall’umanità con cui la “presunta pazza” si approccia ai nuovi amici: Fairy May, occhialuta logorroica inventrice di fatti e circostanze che solo i suoi occhi “fatati” (“fairy” nella lingua d’Oltremanica significa, appunto, “fata”) possono vedere; Florence, che sublima l’allontanamento dalla sua piccola prendendosi teneramente cura di una bambola di pezza; Jeffrey, pianista di successo finito vittima di un incidente aereo durante la II Guerra Mondiale (la vicenda è ambientata nei primi anni Cinquanta) che gli ha procurato uno shock che gli impedisce di stare in mezzo agli altri; Hannibal, ex contabile dalle straordinarie facoltà matematiche che suona il violino senza alcun talento; la signora Paddy che da vent’anni non parla più, se non per fare l’elenco dettagliato di tutte le cose che detesta – praticamente ogni cosa al mondo. Di tutti costoro si prendono cura con grande sensibilità la dottoressa Emmett e l’assistente Willie.

Il nodo della trama si scioglie quando i due figliastri – Tito, senatore, e Lilly Belle, collezionista di facoltosi mariti – stringono l’assedio per fare capitolare la bizzosa matrigna. la quale però ha un piano per stanarli e metterne a nudo la squallida avidità. Insomma a capitolare saranno i due rapaci giovinastri, messi in ridicolo dagli stratagemmi della signora Savage e costretti a battere in ritirata. Per la vedova è l’ora di lasciare la clinica: la dottoressa Emmett può certificare che nelle suo eccentrico rapportarsi al denaro non v’è alcuna patologia. Lei tuttavia medita di trattenersi tra le mura dei “Chiostri” e con i suoi pazienti, cui ormai si è affezionata, ricambiata da affetto sincero: quel piccolo universo la terrà lontana dall’ipocrisia del mondo. Ma è la dottoressa non è d’accordo: il posto per la signora Savage è nel mondo “di fuori”, con le sue invincibili storture e la solitudine che incombe su tutti gli uomini.

Bella la prova dei dieci attori: la protagonista del titolo è stata incarnata con gusto e misura da Valentina Aru; a vestire i panni del “personale medico”, Simona Lisci e Stefania Altea, che nella vita di tutti giorni sono medico l’una e infermiera professionale l’altra, e dunque ci hanno messo letteralmente del proprio; delicatissimi il Jeffrey di Omar Soddu e la Florence di Giusy Tartaglione, appropriatamente scorbutica la Paddy di Rita Garau; Francesca Puddu ha svolazzato in lungo e in largo per il palcoscenico, muovendo con efficacia la scena e disseminando l’irrefrenabile fantasia di Fairy May in mille racconti incredibili; Marco Marras ed Eleonora Aru, rispettivamente Tito e Lily Belle, hanno innervato di accenti isterici il carattere rampante e spregiudicato di una gioventù senza scrupoli; infine Davide Maringiò, il nostro preferito: il ritmo implacabile dei suoi tic, le prodigiose ed esilaranti capacità di calcolo, il suo violino-grattugia hanno fatto di Hannibal un piccolo, amabilissimo Rain Man. Un’orchestra diretta alla perfezione dalla regista in un lavoro quanto meno complicato, visto l’affollamento sul palco, che ha registrato un crescendo di intensità con l’approssimarsi della trama verso il climax e l’emozionante finale.

Tanti e strameritati gli applausi che hanno suggellato la rappresentazione e l’intera rassegna. Un cartellone che ha avuto un parto travagliato e che certo non presentava un livello di qualità pari a quello del 2017, cui probabilmente si deve il lieve calo nelle presenze e, più sensibile, negli abbonati. La platea ad ogni appuntamento, tuttavia, si è sempre riempita: Carbonia ama il teatro, lo si sa da tempo, e non solo perché, in fondo, le occasioni per assistere a spettacoli dal vivo di qualità non sono certo abbondanti. L’amministrazione comunale esprime dunque a ragione la propria soddisfazione: «Le nostre scelte – ha detto il sindaco Paola Massidda – sono state premiate: la rassegna “Carbonia 80” si è rivelata un successo. Il pubblico del Teatro Centrale ha apprezzato la qualità degli spettacoli organizzati dal Cedac in collaborazione con le compagnie teatrali locali, che sono stati patrocinati con un contributo economico di 28 mila euro, a cui si aggiunge la concessione gratuita del Teatro Centrale, quantificabile in circa 2 mila euro, per una cifra complessiva di circa 30 mila euro». «Il successo della rassegna – ha aggiunto Sabrina Sabiu, assessore alla Cultura – è stato reso possibile anche grazie all'ottima collaborazione di compagnie locali come La Cernita Teatro e La Clessidra Teatro. I numeri certificano la bontà e la qualità dell'offerta teatrale presentata, alla quale hanno assistito complessivamente 2399 spettatori».

Giovanni di Pasquale

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna