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Sant'Antioco. Da l'unione sarda -Approfondimento. Tentato uxoricidio. Con una roncola ha tentato di uccidere la ex moglie

Cronaca Locale
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07 17 tentato femminicidio piazza umbertoUna donna corre e grida terrorizzata tra i tavolini della piazza. La insegue un uomo armato di una roncola che la raggiunge e sferra tre colpi: il primo va a vuoto, col secondo la colpisce a un braccio, col terzo alla testa. La donna crolla a terra, l'uomo viene raggiunto da due passanti che cercano di immobilizzarlo rischiando a loro volta di essere colpiti ma che, alla fine, hanno la meglio. Lei, Maria Teresa Garia, 66 anni, è viva, ma è gravissima. L'uomo che ha cercato di ucciderla è suo marito Antioco Tardini, la stessa età, pensionato dopo una vita da operaio nel Novarese: avevano appuntamento dall'avvocato in vista dell'udienza per una separazione che lui proprio non mandava giù. piazza umbertoErano circa le 17.30 quando decine di turisti, anziani e bambini che affollavano la centrale piazza Umberto a Sant'Antioco si sono trovate catapultate in un film dell'orrore. Maria Teresa Garia, originaria di San Giovanni Suergiu, era appena uscita dalla farmacia che si affaccia sulla piazza dove ha anche sede l'ufficio del suo avvocato, Marco Aste, che le aveva dato appuntamento per le 18: «Aspettavo anche il marito», spiega il legale che, dalla finestra del suo ufficio ha assistito, incredulo, alle fasi concitate dei soccorsi. «Era un incontro in vista della prima udienza fissata per giovedì al Tribunale di Cagliari. Avrei dovuto spiegare loro quali sarebbero state le fasi di questa separazione consensuale». Già, consensuale, o almeno così sembrava dalle carte che Antioco Tardini aveva firmato ma sulle quali, poi, evidentemente aveva rimuginato a lungo mentre rientrava in Sardegna proprio per quell'udienza. I due da giovani erano emigrati a Trecate, in provincia di Novara, dove avevano messo su famiglia (hanno tre figli) ma, alla fine dello scorso anno, il matrimonio si era incrinato e la donna era tornata in Sardegna, trasferendosi nella casa di famiglia di via Cavour, a Sant'Antioco, dove prima trascorrevano solo le vacanze. Antioco Tardini quella decisione proprio non l'aveva accettata e ieri l'aggettivo “consensuale” è svanito del tutto. Poco prima dell'appuntamento ha varcato la porta di un negozio di ferramenta del paese per comprare una roncola e, imbracciandola, si è diretto verso piazza Umberto. Nessuno, fino a quel momento, avrebbe mai potuto immaginare che stesse premeditando di chiudere col sangue il matrimonio prima che potesse pronunciarsi il giudice. Lo ha capito solo Maria Teresa Garia, quando ha incrociato il suo sguardo in piazza, e lo hanno realizzato le persone che hanno visto la donna correre e gridare disperata mentre lui si faceva strada spostando sedie e tavolini che gli ostruivano il passo: «Una scena terribile - racconta Greca Balia, volontaria del soccorso, che si trovava in piazza con un anziano di cui si occupa - l'uomo le correva dietro finché non l'ha raggiunta, afferrandola per le spalle e ha sferrato tre colpi». Solo il primo è andato a vuoto. Dal secondo, la moglie è riuscita a difendersi grazie alla borsetta che le ha fatto da scudo, ma con il terzo l'ha centrata alla testa ed è crollata. «È stato allora che sono arrivate due persone in suo aiuto», racconta Anna Zanda che dalla vicina gioielleria ha visto tutta la scena. «Hanno rischiato grosso». Sono Giuseppe Pau, muratore, che ha provato a fermare la furia di Tardini con una sedia, e Daniele Protopapa, maresciallo della Guardia costiera di Carloforte, che si è lanciato sopra il pensionato che stava per sferrare un altro colpo di roncola. C'è stato un corpo a corpo finché l'uomo ha mollato l'arma e ha tentato la fuga. Ma i due ormai lo avevano immobilizzato. Poco dopo sono arrivati i carabinieri, coordinati dal maresciallo, comandante della stazione locale, Antonio Manicone. Maria Teresa Garia era a terra, col volto insanguinato, ma cosciente. Greca Balia è accorsa in suo aiuto: «Ho cercato di tamponare la ferita in attesa dell'ambulanza dell'Avas poi raggiunta dalla medicalizzata del 118», spiega la volontaria. «Dopo le prime cure l'hanno trasferita al Pronto soccorso dell'ospedale Sirai di Carbonia». La ferita alla testa era molto estesa ma inizialmente i medici si sarebbero mostrati ottimisti. Gli esami però, soprattutto la tac, avrebbero evidenziato un quadro clinico più preoccupante e così, poco dopo le 20, la paziente è stata trasferita d'urgenza nel reparto di Neurochirurgia dell'ospedale Brotzu di Cagliari. larrestolambulanzaNel frattempo, il marito era già stato dichiarato in arresto per tentato omicidio: nella serata è stato dapprima accompagnato al Pronto soccorso per una sospetta frattura a un polso (presumibilmente se l'è procurata mentre tentava di fuggire), poi è stato trasferito nel carcere di Uta. 

Stefania Piredda inviata Unione Sarda - ha collaborato Tito Siddi

Il racconto dei soccorritori

i testimoniSolo quando l'emergenza è finita Daniele Protopapa e Giuseppe Pau hanno realizzato il rischio corso. Per chi, ieri pomeriggio, ha assistito all'aggressione che è quasi costata la vita a Maria Teresa Garia, loro sono i due eroi che non hanno esitato a rischiare la vita per salvare la donna dal marito che voleva ucciderla a colpi di roncola. Daniele Protopapa, maresciallo della Guardia costiera di Carloforte non era in servizio e si trovava in piazza con la fidanzata quando, mentre chiacchierava con un amico, ha assistito alla scena:larma «L'uomo aveva già sferrato il primo colpo a vuoto - racconta - col secondo ha raggiunto la borsetta che la signora utilizzava come scudo e con il terzo l'ha quasi uccisa - racconta - non c'era un istante da perdere, dovevamo fermarlo». Il maresciallo gli si è scagliato contro per tentare di disarmarlo: «Sono riuscito a fargli cadere la roncola con un calcio perché era pronto a sferrare altri colpi e ho tentato di immobilizzarlo per non farlo fuggire e provvidenziale è stato il sangue freddo di Giuseppe Pau che lo ha fermato definitivamente utilizzando una sedia». Nella foga dei soccorsi Daniele Protopapa ha perso il portafogli con tutti i suoi documenti (chi lo avesse trovato può portarlo in caserma) ma non ha mai mollato la presa fino all'arrivo dei carabinieri: «In quei momenti non pensi al rischio - ammette - se ci fossimo fermati a riflettere quella donna non avrebbe avuto scampo. Speriamo che riesca a riprendersi da questo terribile incubo».

Tito Siddi

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